VOCAZIONE FRANCESCANA

Vocazione Francescana

Dedicato a:

A Maria Santissima vera ispiratrice, se non autrice.
Ai miei figli Marco e Mattia, che abbino il coraggio di essere
diversi.
A mia moglie Andreina, la sorgente primaria per la mia crescita.
Ai miei amici Vitocchio e Noemi, indispensabili per aver manovrato il destino che ha portato a questo libro.
Al giornalista Simone Bandini per il supporto tecnico e morale.
A satana che, grazie al male che mi ha inflitto, mi ha fatto innamorare dell’amore.

Beniamino Soressi

Traduttore specializzato in scienze umane. Più di sette libri tradotti, discussi e apprezzati sulle principali testate nazionali. Otto anni di esperienza editoriale nei settori politico-socia- li, psicologico, letterario. Dottore di ricerca in antropologia filosofica. I suoi interessi si estendono alle scienze mediche e naturali.
«Da quello che ho visto mi pare interessante, stimolante, a tratti toccante e a tratti divertente. L’esposizione per confutare il darwinismo mi sembra efficace. »

Testo copertina

Il libro tratta il racconto di un viaggio di tre giorni a Medjugorje, ma il vero viaggio che il lettore percepirà e quello nella spiritualità. Il contenuto è toccante, le esperienze raccontate sfiorano l’inimmaginabile, gli argomenti trattati sono delicati e qualcuno forse potrà sentirsi offeso. Nel racconto, come diamanti incastonati, ci sono riflessioni
profonde, che mirano a ottenere risposte sul senso della vita. Le tre domande fondamentali «Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?»

Retro di copertina

In questo libro sembrano trovare risposta. L’amore come energia vitale e la creazione come atto d’amore: «Riusciranno gli uomini a percepire il senso profondo nascosto nella nostra esistenza?»; «Riusciranno a percepire l’essenza della vita?»; «Riusciranno ad
avvicinarsi a Dio e a superare l’esame della vita?». Chi cerca risposte troverà questo testo di grande aiuto, si rivolge a tutti coloro che hanno anche solo una minima percezione che la vita non sia tutta qui.

Simone Bandini

Presentazione

«Ma sappi questo, che negli ultimi giorni ci saranno tem- pi difficili. Poiché gli uomini saranno amanti di se stessi, amanti del denaro, millantatori, superbi, bestemmiatori, di- subbidienti ai genitori, ingrati, sleali, senza affezione natu- rale, non disposti a nessun accordo, calunniatori, senza pa- dronanza di sé, fieri, senza amore per la bontà, traditori, testardi, gonfi d’orgoglio, amanti dei piaceri anziché amanti di Dio».

(2, Timoteo 3:1-5)

Un viaggio inedito per l’Ing. Maurizio Marrani: da una vita metodica, dove regna la professione e vince l’aridità del calcolo, a un cammino di conoscenza e fede dove l’amore è il più alto fattore. Un bambino autistico, Marco, il vivace fratellino Mattia, la moglie ‘miscredente’ Andreina – ma oggi non più! – e gli amici Noemi e Vitocchio, del quale si dan- no descrizioni davvero esilaranti. La ‘rivoluzione’ è servita, ed è tutta in questi tre giorni spesi a Medjugorje. Un rac- conto commovente che sarà presto un libro. La modernità è un tempo difficile mentre l’uomo sembra vinto e asservito alla legge del divenire. Caotico e confuso, circola in tondo come fosse in un girone dantesco, con la brama d’arrivare ma senza la voglia di conoscere. Una semplice spontanea dichiarazione può riunire sotto lo stesso tetto un grande nu- mero di uomini, più o meno coscienti della loro domanda di spiritualità: «Tutte quelle persone che hanno solo una mini- ma percezione che la vita non sia tutta qui». Ed è proprio la fede in Dio e la fiducia nell’uomo ad aver spinto Marrani alla stesura del libro, col suo animo nuovo, sedotto e pervaso d’amore. «Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli» recita il Vangelo. Dalla rilettura del greco ptochòs si evince il significato ulteriore di povero, ovvero ‘mendicante’. Ecco che l’enunciazione assume una valenza rivelatrice: beato è dunque «chi mendica in Spirito» ovvero è alla ricerca dello Spirito Santo e ha appena iniziato il suo viaggio di conoscenza. Per questo l’esperienza di Medjugorje agirà per l’autore quale atto fondante del suo cammino di fede. E per il lettore sarà un invito forte a seguirlo, dimen- ticandosi l’indifferenza del suo tempo, quando ogni giudizio indistinto trova la sua giustificazione mentre Satana soffia sulla fornace del materialismo con il placet dei mass-media che propinano modelli di successo immondi e immorali. Ci siano di esempio i templari, che solevano fare voto di pover- tà mentre erano stimati campioni di conoscenza. Erano forse degli sciocchi? A loro si guardi, mentre pensiamo alla moder- na e volgare idea di ‘successo’, almeno in senso evolutivo. E se proprio dobbiamo guardare a Darwin, e alle sue categorie – duramente contestate dall’autore e al quale sono imputati i mali moderni del materialismo, dell’ateismo e del razzismo – si guardi come questi disvalori siano irrilevanti per la no- stra specie. Il racconto di Marrani è disseminato di visioni e appelli al lettore, affinché egli non abbandoni la propria vocazione alla conoscenza e assecondi il suo desiderio di crescita interiore, la sua personale ricerca della verità. Come nella delicata visione di una tortora, appollaiata sul braccio destro di una croce, presso una fonte. Serena, non è spa- ventata dal passaggio degli uomini: «Non abbandonare alle belve la vita della tua tortora» (Salmo 74:19). Il racconto è appunto pregno di riferimenti biblici ed esplorazioni esoteri- che che lo rendono misterioso e ad un tratto intrigante. Ma il momento centrale di tutta la narrazione è di certo l’ascesa al colle Krizevac, dove il gruppo di amici è testimone di un clamoroso e inspiegabile prodigio, vicino alla Grande Croce: «Stavamo raccogliendo le ultime cose per poi cominciare la discesa dal monte quando la coda del mio occhio colse dei movimenti strani. Mi voltai e vidi due anziani; uno stava scappando mentre la donna era rimasta pietrificata con la schiena schiacciata contro il basamento della croce. Aveva le braccia aperte e guardava il cielo. Il tappeto di nuvole nere si era come aperto, in direzione del sole, e lo stesso ruotava vertiginosamente lasciando una scia di colori. Noemi, davanti a me, rimase anch’ella impietrita, gli occhi di Andreina si riempirono di lacrime, Mattia non sapeva come comportarsi e saltava, rideva, gioiva. Marco, invece si era steso in terra, immobile. Passarono minuti lunghissimi. Intorno al sole si formavano continuamente luci colorate che si staccavano e ruotavano formando una specie di girandola sullo sfondo nero delle nuvole, cariche di pioggia». Nello straordinario piano della redenzione, l’unica cosa richiesta all’uomo è appunto avere fede. E i prodigi, infine, servono solo a chi ha fatto di un arido scetticismo la sua bandiera.

Maurizio Marrani

Introduzione

Gentili lettori, una volta tanto vorrei vincere una scom- messa con mia moglie. Ho dovuto constatare negli anni che, per un motivo o per l’altro, ha sempre avuto ragione lei. Come al solito la mia testardaggine, ma soprattutto il mio cuore, mi hanno portato a uscire dagli schemi ordinari; a credere nell’impossibile ed a fare cose fuori da ogni logica. La mia esperienza lo conferma: ogni volta che ho seguito il cuore non mi sono pentito delle scelte fatte. Però spesso, non ho considerato che le mie scelte hanno coinvolto anche altre persone e, nel bene o nel male, condizionato la loro vita. Non c’è momento peggiore per un uomo – che ha lavorato tantissimo e si è impegnato con tutte le forze su un progetto e lo ha portato a termine – di questa dichiarazione di sua moglie: mi hai rovinato la vita! Una coltellata nelle viscere non procura lo stesso dolore. Anche stavolta ho deciso di fare di testa mia. Il contenuto di questo libro è toccante; le esperienze raccontate sfiorano l’inimmaginabile, gli argomenti trattati sono delicati e qualcuno forse potrà sentirsi offeso. Ma la forza scatenante che mi ha portato alla decisione di rendere pubblici argomenti di solito privati ed intimi è l’amore. L’amore per Dio, l’amore per ogni forma di vita che ci circonda e soprattutto l’amore per l’uomo. Nonostante le apparenze io voglio continuare a credere nell’uomo e vorrei che non perdesse la scommessa della vita. Anche se, con questo libro, riuscirò ad aiutarne un solo, vorrà dire che è valsa la pena scriverlo. Per me è come aver accumulato nel mio animo un gran tesoro, e per amore, voler donarlo a tutti. Appena scesi dal “Monte dei Miracoli” a Medjugorje, anzi, appena mi ripresi da quello che avevamo visto e vissuto, ci fermammo davanti alla chiesa. Noemi e Vitocchio, i miei ami- ci, non vedevano l’ora di raccontarlo a tutti. Andreina, mia moglie, invece disse: «Io mi sento di tenerlo dentro di me». Io concordai e facemmo un patto silenzioso, con l’intento di raccontare a pochi e solo a chi avrebbe capito. Bene, ora sto rompendo questo patto. . . Se non altro è una dimostrazione d’amore per ognuno di Voi.

Maurizio Marrani

Prefazione

Io intendo la spiritualità come l’insieme di sensazioni, emozioni, conoscenze, riflessioni, cognizioni, esperienze che gestiscono il rapporto fra l’uomo e Dio. È un bagaglio che si arricchisce di giorno in giorno, percorrendo il sentiero che porta a incontrare Dio; si forma piano piano un tesoro d’inestimabile valore che permette di sentire e vivere Dio e la sua parola: la Bibbia. È come entrare in un’altra dimensione, accettando il fatto che l’uomo non è fatto di sola materia. Si cerca così di “concretizzare l’amore”, trasformando la sua natura immateriale in qualcosa di tangibile. È un innalzamento dell’uomo ad un piano superiore, un’evoluzione interiore, fi- no a conoscere l’amore quale forza generatrice dell’universo – l’amore che vince sulla morte – l’amore di Dio insito in tutte le cose, che ti avvolge, ti penetra e ti scalda il cuore; il senso della vita stessa.

Negli ultimi dieci anni il mio bisogno di spiritualità ha avuto un andamento iperbolico. Ho letto e riletto la Bibbia ben sei volte. La sua esperienza è stata come comporre un puzzle: ogni pezzettino andava al suo posto sino a formare un quadro chiaro e meraviglioso. Vi erano ancora delle tessere mancanti; guardando qua e là non riuscivo ancora a trovarle. Poi è giunta la voglia di scrivere questo libro, fondato appunto sulla mia crescita spirituale. All’inizio del “Sermone del Monte”, nel Vangelo di Matteo, viene appunto riportato:

«Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.»

(Matteo 5:3)

Quest’affermazione — con tutto il rispetto per la Sacra Bibbia non mi tornava proprio. Oltre ad essere in assoluto contrasto con altre affermazioni, sempre riportate sulla Sacre Scritture, era un controsenso. I biblisti stessi, per sostenerla, sono stati costretti a ragionamenti contorti. Mentre invece le Sacre Scritture sono semplici e lineari, alla portata di tutti. Alcuni studiosi cattolici la mettono in dubbio: il teologo Don Claudio Doglio, biblista ed esperto in traduzioni greco-latine, confrontando il Sermone del Monte scritto da Matteo con quello scritto da Luca, scrive:

In Luca noi troviamo l’espressione: «Beati voi poveri, per- ché vostro è il regno di Dio»; in Matteo leggiamo invece: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli».

Due sono le differenze sostanziali, a parte l’uso della seconda o terza persona plurale: Matteo adopera il “regno dei cieli” al posto del “regno di Dio”, ma si tratta di espressioni equi- valenti. Per cui la differenza sostanziale è in realtà una sola: Matteo ha in più una parola, “spirito”: «Beati i poveri in spirito …», mentre in Luca si legge solo: «Beati i poveri…». Il problema dello studioso consiste nell’accertare se questa parola si trovasse originariamente nelle parole pronunciate da Gesù in lingua semitica, oppure se fosse stata aggiunta da Matteo. La risposta è unanime e convinta: sicuramente non c’era, quindi la formulazione primitiva è quella di Luca. Tuttavia, per rendere fedelmente il pensiero di Gesù, era necessario aggiungere in greco questa parola. A questo punto, l’espressione di Matteo, anche se non letteraria, è quella che comunica meglio il pensiero di Gesù.

Ne consegue che, secondo Don Claudio, il versetto (Matteo 5:3) dovrebbe essere scritto così:

«Beati i poveri, perché di loro è il regno dei cieli

Ad un’analisi più approfondita — ovvero senza togliere l’espressione «in spirito», quindi senza essere costretti ad elidere il testo sacro scritto in lingua greca nella traduzione dal greco al latino si rileva un errore che, se pur di lieve entità, basta a stravolgere il significato dell’intera frase. Infatti sia in Matteo che in Luca, il termine “ptochòs”, tradotto “povero”, in realtà è una parola che indica un “misero men- dicante”. Nel linguaggio greco comune s’intendeva “povera” la persona che doveva lavorare per vivere, mentre il termine “ptochòs” indicava colui che si trovava nella miseria più nera, il mendicante. Con questa intuizione, se sostituiamo la parola “povero” con “mendicante”, otteniamo la traduzione corretta del versetto di Matteo:

«Beati i mendicanti in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.»

Avete visto? Il significato è cambiato radicalmente: «Beato chi mendica lo Spirito Santo»; oppure «Beato chi elemosina lo Spirito Santo»; o semplicemente «beati quelli che chiedono lo Spirito Santo».

Giunto a questa conclusione — con tanta umiltà, senza voler offendere alcun teologo o biblista mi sono fatto coraggio ed ho cominciato a scrivere.

Maurizio Marrani

Prologo

M.: «Ciao Carla, come stai?»
C.: «Bene Maurizio. Siete stati a Medjugorje?»
M.: « Sì, tre giorni magici. Ti presento Vitocchio e Noemi,

i miei amici, direi due veri amici. Vito è stato ribattezzato da me “Vitocchio” e chiamato “Caprone” (ma non è un’offesa, dopo vi spiego. . . )».

C.: «Racconta dai!»

M.: «Questa è la seconda volta che vado a Medjugorje; direi che non siamo stati in vacanza ma in pellegrinaggio. Abbiamo scalato il monte e pensa, sia mio figlio Mattia che Vitocchio lo hanno fatto scalzi. L’anno scorso c’ero già sta- to con Marco, l’altro mio figlio. Ero partito in macchina seguendo solo il mio cuore, senza preparazione e senza organizzare minimamente il viaggio. Una volta arrivati, avevo subito alzato gli occhi al cielo e poi… la luce… le nuvole… C’era una grande croce disegnata dai nembi oltre il monte, alle spalle della chiesa, ed un’altra grande croce sulla sua sommità, un’immagine talmente irreale. Avvertii subito una forte attrazione. Così iniziammo la scalata. In seguito sco- prii che quella montagna si chiamava “Monte dei Miracoli”. Dopo due o tre chilometri di passo svelto arrivammo ai suoi piedi; là iniziava un camminamento a dir poco apocalittico: sassi appuntiti e taglienti sporgevano dal terreno umido e scivoloso. Allora guardai Marco, che aveva solo dodici anni, e la voglia di abbandonare il cammino mi colse. Quando una signora anziana, vestita tutta di nero si avvicinò. Portava con sé una busta di plastica con dei melograni, dell’acqua e del succo dei melograni stessi. Me li porse con insistenza; aveva occhi stranamente giovani e luminosi. Allora pensai: “Forse avrà bisogno”. Accettai la busta, le porsi 10 euro ma, incredibilmente, rifiutò il denaro. Non parlava una parola di italiano. Cercai dunque di insistere ma il suo sorriso disarmante fermò ogni ulteriore mio tentativo. Rimasi in silenzio e perplesso mentre guardavo il sentiero all’insù, poi pensai: «Forse questo è un segno. Devo salire. Marco, andiamo! ». Così abbiamo fatto i primi passi, con ritmo incerto, tra mille sassi aguzzi e precari.

M.: «Carla, il seguito è meglio che te lo racconto in un altro momento.» Stavano arrivando la zia e la nonna.

Carla allora mi prese per mano, mi allontanò dal gruppo di parenti e amici, e prese dalla borsa il portafoglio togliendo una bustina trasparente. Così me la porse e disse: «Vedi, questa la porto sempre con me. Recava la foto della tomba di un nostro nonno polacco, Casimiro, ed un foglio di carta scritto a mano. Cominciai a leggere sottovoce ed ogni tanto guardavo mia sorella. I suoi occhi cominciarono ad arrossirsi ed a riempirsi di lacrime e con voce rotta mi disse: «Questa è la mia guida spirituale. Sono dei piccoli brani presi da un libro, scritto da un ingegnere come te, non da un credulone. Ti prego, leggi forte, e dall’inizio».

(Dal libro Soldato di pace, dell’Ing. Sandro Strohmenger)

Dio allora ti aiuta a pensare come un suo figlio. Ti dice in sostanza:

è vano l’agitarsi inconsulto; l’indirizzo della tua ignoranza è l’intensità con cui credi apaticamente nell’ingiustizia e nella tragedia delle cose; finché sei vivo la tua missione sulla terra non è compiuta; sappi soffrire perché altri non soffrano; interessati di tutto e di tutti con saggezza, carità e amore; chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non si vede; per coloro che amano Dio, tutto si risolve sempre in bene; non si formano i Cristiani moltiplicando sul- le loro spalle precetti e croci, ma piantando nel loro cuore il tormento del bene; vivi e aiuta a vivere vincendo gli istinti della tua sicurezza, della tua conservazione, del tuo successo per sentirti più fratello degli altri; rafforza la tendenza a rivalutare nel mondo il carisma degli anziani che sostituisce spesso quello di certi giovani saliti rapidamente alla ribalta; convinci i giovani d’oggi a trarre arricchimento da certi uo- mini ed esempi del passato; Dio ti fa capire ancora che le parole tra gli uomini spesso non hanno che un significato decorativo, come quello dell’anello nel naso del negro primitivo e ti dice con urgenza che: bisogna pensare di più, mentire meno, non chiacchierare ma operare; interrogare sempre prima l’anima e non tanto l’intelligenza perché il mondo non soffra di antinomia tra il materiale e lo spirituale: la felicità è qualcosa che solo l’anima può percepire e non l’intelligenza, la testa o il portafoglio; che anima vuol dire amore, e l’uomo perde troppo spesso l’anima nel mondo del denaro o delle macchine, dimenticando che l’intero genere umano è la configurazione dell’armonia dei singoli; che il dolore fa tanto più male, quanto più da esso ti vuoi difendere accusandolo e che bisogna immergersi nel dolore per scoprire il fine e il significato di ogni sofferenza; che bisogna perseverare con fede e azione positiva nel caos che ti circonda; e sapere at- tendere con pazienza di fronte alle difficoltà della vita anche se ti angoscia per le sue assurdità. E poi Dio, sempre Dio, domanda, con amore e delicatezza perché usiamo delle frasi forbite e ben preparate quando parliamo con Lui, diverse da quelle destinate agli altri uomini. Perché quando andiamo in chiesa lo facciamo così poco naturalmente e spontaneamente, come se andassimo a una cerimonia, anziché in famiglia… Egli ci assicura che è con noi in modo del tutto personale e particolare, anche quando le cose vanno male, quando non abbiamo più né forza fisica né coraggio morale di continuare con il lavoro, coi figli, forse con la moglie, con certi amici e, superiori, quando subiamo torti su torti, quando ci è difficile far quadrare il bilancio, quando ci è insopportabile il perdonare, quando stiamo per perdere il senso del nostro limite e dei grossi valori della vita. Dio ha creato uomini ai quali desidera dare del tu in ogni momento, perché sappiano attendere da Lui una risposta di conforto e di aiuto. Quando vuole il bene di uno, gli chiude la porta delle discussioni e gli apre la porta dell’azione, dandogli la forza di portarla a termine, e bene. Dio è sempre impegnato per il suo uomo e lo considera molto più per il poco bene che fa, che per tutte le sue possibili colpe. La logica e la contabilità di Dio sono ben diverse dalle nostre. Egli ci accredita il poco bene che facciamo, moltiplicandocelo, mentre sminuisce le nostre mancanze, trascurando svalutazioni e inflazioni, cambi e interessi: valori che tormentano soltanto la nostra vita umana. È l’uomo l’architetto delle strutture ingiuste che avvelenano i nostri rapporti; abbattere la struttura e affidarne la costruzione di nuove al medesimo architetto non rieducato vuol dire mettersi nelle condizioni di avere strutture nuove ma sempre disumane.

M.: «Sai Carla, condivido tutto quello che c’è scritto, sono riflessioni che spesso faccio anch’io.»

C.: «Perché non scrivi qualcosa anche tu?»

Tornato da Medjugorje mi era venuta una voglia irresistibile di condividere le mie emozioni, il mio amore e la mia incredibile esperienza. Però, valutando bene, pensai che il mio italiano non era mai stato un granché: eppure, da qual- che tempo, cominciavo ad esprimermi “miracolosamente bene” parlando di Dio, di Gesù o della Bibbia. Penso che sia stata opera dello Spirito Santo. Oggi vorrei indicare la strada della fede ai ragazzi ed alle persone “perse”; spero di orienta- re la loro attenzione su cose importanti poiché siamo invece avvezzi a dare importanza a tutto ciò che non ne ha. Così Vitocchio e Noemi erano due ospiti del mio agriturismo dove periodicamente tornavano, fino a quando nacque un’amici- zia, direi profonda. Un giorno, vedendo che mi aiutavano nei lavori di routine, dissi loro: «Ascolta Vitocchio, facciamo così: tu mi dai una mano e puoi stare da me gratis». Poi un giorno Noemi, con il cuore in mano, si confidò con me: «Queste cose le sa’ solo mia sorella, non le ho mai dette a nessuno altro». Bene. Senza scendere nei particolari, poiché si tratta di argomenti privati, credo di averle indicato la strada giusta. Noemi ha dato un senso a tutte le sue paure: ha cominciato a leggere la Bibbia, ha cominciato a rivivere. Adesso stanno per comprare comprando casa proprio dalle nostre parti; hanno scoperto la spiritualità, l’amore per Dio e per la Vita. In questi anni hanno preparato il terreno dei loro cuori a ricevere lo Spirito Santo. In una parabola Gesù dice:

«Un contadino andò a seminare; mentre seminava, alcuni semi caddero sulla strada, vennero gli uccelli e li mangiarono. Altri semi andarono a finire su un terreno dove c’erano molte pietre e poca terra, ma i germogli si seccarono per il troppo sole. Altri semi caddero in mezzo alle spine e le spine, crescendo, soffocarono i germogli. Ma alcuni semi caddero in un terreno buono e diedero un buon raccolto.»

Come in questa parabola, l’animo di Noemi e Vitocchio era diventato “terreno buono”. Non potete immaginare come, con il nostro viaggio a Medjugorje, sia germogliato il seme piantato nei loro cuori.

3 giorni a Medjugorje

Capitoli

Capitolo 1

Perché Medjugorje

BUONA LETTURA

Capitolo 2

Preparazione spirituale di Vitocchio

BUONA LETTURA

Laundry Service

Phasellus enim libero, blandit vel sapien vitae, condimentum ultricies magna et. Quisque euismod orci ut et lobortis.

READ MORE

Welcome Drink

Phasellus enim libero, blandit vel sapien vitae, condimentum ultricies magna et. Quisque euismod orci ut et lobortis.

READ MORE

King Beds

Phasellus enim libero, blandit vel sapien vitae, condimentum ultricies magna et. Quisque euismod orci ut et lobortis.

READ MORE

Bike Rental

Phasellus enim libero, blandit vel sapien vitae, condimentum ultricies magna et. Quisque euismod orci ut et lobortis.

READ MORE