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ilbiribino

01 Gennaio 2016

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666 – Capitolo 1

1 Il bene e il male

Per una prima riflessione vorrei trarre spunto da un evento recente che ci ha scosso tutti – il terremoto di Amatrice – il quale ci porta ad interrogarci sul mistero del male nel mondo. Il Vescovo della diocesi locale, sconvolto per le tante vittime innocenti tra cui molti bambini, si è chiesto: «dove fosse Dio in quel momento?». Io credo che per comprendere questi eventi dobbiamo partire da alcuni punti fermi della nostra fede, oggi purtroppo dimenticati. Il primo punto è che il male, la morte e la sofferenza sono entrati nel mondo in seguito al “peccato originale” e il secondo punto è che questo male può essere per vie misteriose aggravato in base al peccato che ciascuno compie, in altre parole i peccati degli uni non danneggiano solo chi li compie ma hanno conseguenze deleterie anche sugli altri. Dio adopera anche questi avvenimenti per educare secondo il suo disegno. L’affermazione secondo cui: «il male , la morte e la sofferenza sono entrati nel mondo in seguito al peccato originale.» è un’affermazione Biblica quindi legittima. Infatti nei libri Sapienziali, che riflettono sullo sviluppo della genesi, torna questa tematica: «il male è entrato nel mondo per invidia del diavolo.» quindi non per volontà di Dio. Inoltre, tornando al secondo punto, questo male e questa sofferenza possono essere aggravati non solo dai peccati personali ma soprattutto dai “peccati sociali”. Uno stato che propone delle leggi che vanno contro la legge morale oggettiva, tipo quelle sull’eutanasia, sull’aborto e sull’unione tra individui dello stesso sesso. Anche se possono essere scelte di tipo politico, quando vengono approvate da un parlamento, sotto un regime democratico, diventano peccati sociali perché vanno palesemente contro la volontà di Dio. La Sacre Scrittura lascia emergere a partire dal peccato di Adamo ed Eva che il peccato degli uomini attira questo tipo di mali sulla società. Mali che possono essere interpretati come “castigo di Dio“, anche se oggi questa affermazione non può essere citata perché si scontra con la misericordia di Dio, ma può essere giustificata dalla teologia. Se la teologia è lo studio delle cose di Dio, allora: «i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie. (Isaia 66)». Infatti tornando ad Adamo e Eva, il loro peccato distrugge il rapporto sereno con Dio, distrugge il rapporto tra di loro ed infine distrugge il rapporto con il creato. Il creato si abbruttisce e si inselvatichisce come dimostrano studi specifici teologici. I capitoli 3-11 della genesi sono una lettura, sempre a cerchi concentrici più ampi, di questo male che è il peccato originale che poi si espande fino a Noè con il diluvio universale. Ma in realtà questo filone poi prosegue anche oltre perché se noi pensiamo alla lettura profetica, i profeti quali Geremia, Isaia, Ezechiele, ecc. interpretano l’esilio (deportazione) a Babilonia, la distruzione e il saccheggio del tempio di Gerusalemme come una conseguenza del peccato di idolatria. Cioè gli ebrei si allontanano da Dio, sacrificando agli idoli, compiendo peccati come la prostituzione, l’immoralità e la corruzione, vivendo contro Dio. E’ una società quella ebraica che finge di vivere i comandamenti di Dio, in realtà è una società che oramai vive in opposizione alla legge di Dio, quindi come conseguenza c’è la rovina. Tutta la sacra scrittura mostra questa verità, che è una verità Biblica: “il peccato degli uomini porta come conseguenza il dolore e la sofferenza.”. Esiste anche un processo inversamente proporzionale (tornando al secondo punto), cioè secondo Giovanni Paolo II si ascolta: « In virtù di una solidarietà umana tanto misteriosa e imperfettibile quanto reale e concreta, il peccato di ciascuno si ripercuote in qualche modo sugli altri.» allo stesso modo dice: « l’altra faccia di quella solidarietà che a livello religioso si sviluppa nel profondo e magnifico mistero della “Comunione dei Santi” grazie alla quale si è potuto dire che ogni anima che si eleva, eleva anche il mondo.». Quindi come il peccato di ciascuno di noi influisce sulla vita degli altri così il bene di ciascuno (preghiera, carità, ecc.) influisce sul bene comune. A questo proposito non posso non citare il bene comune prodotto dalle preghiere ininterrotte delle suore, a cui va tutta la mia gratitudine. L’affermazione che “il peccato attira calamità, sofferenza e dolore”, non si vuol sentir dire, molti consacrati allo scopo di ottenere consensi dal mondo pensano che non è politico dire: «il castigo e i drammi del mondo sono conseguenza del peccato originale.» e quindi si cerca la ragione fuori da questo contesto. Scrive San Tommaso d’Aquino: « Appartiene all’infinita bontà di Dio il permettere che ci vi siano dei mali e da essi trarre del bene.». Quindi San Tommaso d’Aquino ha reso l’equazione pressoché perfetta, cioè c’è il male nel mondo perché permesso da Dio compiendo sempre la volontà di Dio. Allora se è vero che si compie sempre la volontà di Dio da questo male apparentemente così grande Dio trae sempre un bene. Questo lo possiamo vedere anche nella nostra vita personale – una malattia che di per se è invalidante può diventare l’occasione per farsi santo – e di questi esempi ne esistono tantissimi. Giovanni Paolo II ha chiarito ulteriormente questo aspetto perché ha scritto: «La sofferenza è presente nel mondo per sprigionare amore, per far nascere opere di amore verso il prossimo, per trasformare la civiltà umana nella civiltà dell’amore. Cristo ha insegnato all’uomo a far del bene con la sofferenza e ha far del bene a chi soffre. Dunque il male è permesso come ammonimento e invito alla conversione e la sofferenza come sua conseguenza diviene un mezzo per ricevere e donare amore.»

1.1 L’uomo cercatore del nulla

Quello che è accaduto con lo strappo procurato dalla cultura illuministica, via via con le ideologie del sospetto è stato quello di sganciare il pensiero dell’uomo dal riferimento al soprannaturale considerando Dio come qualche cosa di mitico e questo ha portato a quelle conoscenze che tutti conosciamo. Marx dice: «il paradiso non esiste, costruiamolo sulla terra, emancipando il proletariato e facendo la lotta di classe con la borghesia. ». E abbiamo visto che bel paradiso Marx si è trovato davanti! Oppure ancora il positivismo di radice Comtiana (Auguste Comte) proponeva di non perdere tempo con la teologia e con la religione, affermando: «occupiamoci della costruzione di un mondo migliore.». Questa operazione che ha le sue radici nell’illuminismo si e via via sviluppata fino a esiti sempre più traumatici del post moderno, dove i punti fermi che erano quelli metafisici e trascendentali sono stati messi nello sgabuzzino dei ricordi nel frattempo si è pensato che la felicità potesse essere raggiunta con una prospettiva intra-mondana. Quindi il primo passaggio, che ci ha allontanati da Dio, è stato di scalzare via il rifermento metafisico e trascendentale, e di conseguenza Dio non c’e o se c’è non si prende cura di noi, allora è utile all’uomo di pensare solo a se stesso e di pensare alla sua felicità sulla terra. Il secondo passaggio, che è durato circa due secoli, è stato quella di costruire una tentativo di felicità intra-mondana, che naturalmente è fallito. Il terzo passaggio, il più importante e il più tremendo, è quello che stiamo vivendo e si concretizza nella definizione dell’uomo post-moderno. Massimo Cacciari definisce l’uomo con una sola parola affermando che l’uomo è “nichilista” cioè “cercatore del nulla”. Ecco perché le chiese sono vuote e i centri commerciali sono affollati. Zygmunt Bauman definisce l’uomo “liquido” cioè è cercatore del nulla e per questo inconsistente, appunto “liquido”, non appoggiando la propria esistenza nel metafisico. In poche parole è “l’indifferenza” il male odierno del mondo.

1.2 Se c’è una logica deve esserci un autore

Provate ad immaginare per un attimo che Dio non esiste, per i non credenti questo viene naturale, mentre per i credenti è impossibile. Comunque facciamo uno sforzo e immaginiamo solo per un istante che Dio non esiste.

Quindi se Dio non ci fosse tutto quello che vedo, compreso Serafino, il mio gatto, esiste perché si è “auto creato”. Quindi tutto ciò che ci circonda esiste perché creato dal nulla. Facile a dirsi ma, direi, difficile a farsi! Per chi non ha studiato o per coloro che hanno studiato senza capire quello che studiavano questa affermazione è possibile, cioè è possibile che l’universo, il nostro pianeta e tutte le forma di vita che contiene sono venute a esistere da sole! Non so se vi rende- te conto di questo. . . Provate per una ottimo a ragionare con la vostra testa, non vi fate influenzare dai mass media o da questi dottorucoli da strapazzo che vestiti con un camice bianco e con un po di fogli in mano affermano senza ombra di dubbio che tutto si è creato da solo:« per evoluzione!. . . . in un brodo primordiale!. . . tutti gli atomi dell’universo erano concentrati in un punto!… il Big Beng!…». Queste sono tutte affermazioni che tendono a disorientare le masse, usano termini scientifici, speso incomprensibili che portano ad un unico risultato: «alla negazione di Dio!». Allora la domanda sorge spontanea perché l’uomo “in genere” si dà così tanto da fare per negare l’esistenza di Dio, quando a ragion di logica è molto più probabile che tutto esista perché qualcuno l’ha creato. Perché l’uomo ha deciso come verità da insegnare sulle scuole che tutto si è creato “per evoluzione” dal nulla. . . Perché utilizza tutti i mezzi necessari (mass media, scienziati, dimostrazioni scientifiche, ecc.) per propinare alle persone questa falsa verità. Chi o che cosa c’è dietro tutto questo. . . chi è la mente o le menti che vogliono, contro l’evidenza, affermare che:«DIO NON ESISTE».

Albert Eistein, Newton ed altri (le più grandi menti) affermano:«Poca scienza allontana da Dio, tanta scienza riconduce a Lui» . Anche il nostro scienziato più famoso Antonino Zichichi afferma:«Dio esiste e la prova è l’universo. L’ateismo è la fede nel nulla e non rigore logico.» Infatti: “La scienza non ha mai scoperto nulla che sia in contrasto con l’esistenza di Dio. L’ateismo, quindi, non è un atto di rigore logico teorico, ma un atto di fede nel nulla”. La speranza all’uomo del terzo millennio, solo la scienza e la fede possono darla. Questa speranza ha due colonne. Nella sfera trascendentale della nostra esistenza la colonna portante è la fede. Nella sfera immanentistica della nostra esistenza la colonna portante è la scienza. Noi siamo l’unica forma di materia vivente do- tata della straordinaria proprietà detta ragione. La scienza ci dice che non è possibile derivare dal caos la logica che regge il mondo, dall’universo sub-nucleare all’universo fatto con stelle e galassie. Se c’è una logica deve esserci un Autore. Ragioniamoci un attimo, chi ci guadagna dalla non esistenza di Dio?. . . Perché alcune (o molte) persone preferiscono la non esistenza di Dio?. . . Chiunque abbia creato l’universo con tutte le sue meraviglie è anche sicuramente in grado di leggere i nostri cuori e i nostri pensieri, a Lui nulla sfuggirebbe! Quindi, l’esistenza di Dio comporta di essere sottoposti a giudizio, comporta la presenza di un coscienza sul proprio operato. Infatti le persone che si approfittano degli altri uomini per il proprio tornaconto non si fanno scrupoli sul loro operato proprio perché per loro Dio non esiste e non vogliono nemmeno pensare alla sua esistenza. Quindi a chi risulta scomoda la presenza di Dio? La risposta è ovvia:«Risulta scomoda a truffatori, ladri, approfittatori e malfattori in genere, a tutte quelle persone che non hanno e non vogliono avere una coscienza.». In conclusione, se Dio non esistesse, per dirla con una sola parola, ci guadagna solo il “male“.

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