3 GIORNI A MEDJUGORJE

ilbiribino

15 Novembre 2015

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Capitolo 7

7 Il ritorno nel mondo

Erano circa le sei di mattina quando una voce metallica fuoriuscì da un altoparlante, posto a venti centimetri dal mio orecchio destro: «Buongiorno, l’arrivo al porto di Ancona è previsto per le ore sette. I gentili passeggeri sono pregati di liberare le cabine entro le 6:30 e di andare all’autorimessa almeno dieci minuti prima dell’arrivo». La sveglia aveva funzionato! Feci un gran salto sul letto. Marco, Mattia e Andreina, invece, sembrava che nemmeno l’avessero sentita. «Sveglia, ragazzi! Siamo arrivati! Forza, dobbiamo andare a fare colazione!». Uscii per primo dalla cabina e andai sul ponte per vedere la costa. Il sole stava sorgendo sul mare. Un’alba dai colori meravigliosi si presentava ai miei occhi e, in lontananza, si vedeva già il porto di Ancona illuminato dai primi riflessi rosa del mattino. Punteggiato da mille lucine, il porto esibiva le sue tante stelle a tempestare la costa. Rimasi incantato ed accesi una sigaretta, aspettando che il sole crescesse in altezza. .

7.1 Il Paradiso terrestre

In quel contesto, mi venne naturale pensare: “Che cosa po- trebbe avere di diverso il paradiso terrestre dal nostro mondo?”.

«Dio il SIGNORE piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi pose l’uomo che aveva formato. Dio il SIGNORE fece spuntare dal suolo ogni sorta d’alberi piacevoli a vedersi e buoni per nutrirsi.»

(Genesi 1:8-9)

«Dio il SIGNORE prese dunque l’uomo e lo pose nel giar- dino di Eden perché lo lavorasse e lo custodisse.»

(Genesi 1:15)

Pensandoci bene, il mondo in cui viviamo è perfetto: esso ci offre ogni «ben di Dio», la natura è meravigliosa e ci ricopre di doni. Quindi, forse già viviamo in un paradiso! Allora perché il mondo ci sembra un inferno? Perché non siamo mai felici? Perché la delusione, la paura e l’insicurezza guidano le nostre giornate? Perché siamo continuamente le vittime dell’ingiustizia? Perché le poche persone giuste, i “galantuomini”, si isolano per evitare l’arroganza, la pre- potenza e la malafede dei più? Allora è logico pensare che viviamo davvero in un paradiso, in un miracolo, ma che non ce ne accorgiamo. La nostra mente è accecata da tutti i problemi che dobbiamo affrontare, ogni giorno; è accecata dal male che noi stessi generiamo. E’ vero dunque che il problema alberga dentro noi stessi: siamo noi gli imperfetti, siamo noi che sprechiamo in autonomia la nostra vita.

7.2 Esiste il destino?

Si potrebbe pensare — visto che la modernità coltiva il concetto che siamo noi stessi a scegliere il nostro destino che tocchi a noi a decidere di voler essere:

«amanti di se stessi, amanti del denaro, millantatori, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, sleali, senza affezione naturale, non disposti a nessun accordo, calunniatori, senza padronanza di sé, fieri, senza amore per la bontà, traditori, testardi, gonfi d’orgoglio, amanti dei pia- ceri anziché amanti di Dio, aventi una forma di santa devozione ma mostrandosi falsi alla sua potenza; e da questi allontanati.»

(2, Timoteo 3:1-5)

Allora, se proprio vogliamo esser così, si potrebbe pensare che il genere umano non abbia futuro; forse non ci meritiamo di esistere; la naturale soluzione sarà forse la nostra estinzione? In effetti, la storiografia riporta dei corsi ricorsi riguardo alla vita degli uomini. Solitamente, quando una civiltà raggiunge l’apice del suo sviluppo — che anche la nostra vi sia giunta? una guerra o comunque un evento traumatico pone fine alla sua parabola ed i pochi che rimangono, co- me rigenerati, ricominciano a costruire guidati da propositi giusti e valori profondi. Anche il percorso biblico degli ebrei rispecchia questo percorso che assoggetta gli uomini ad un destino. L’esistenza del destino è avallata da continui riscontri e dall’avverarsi delle profezie. E’ certo che le Sacre Scritture assoggettino l’umanità ad un fato. In contrasto evidente con lo spirito della modernità. Secondo me è giusto parlare di “destino condizionale”. Cioè non in senso assoluto, ma in maniera provvisoria. Tutti i versetti biblici che riguardano la statuizione divina di eleggere, di scegliere, di stabilire, debbono essere visti come conseguenza della scelta dell’individuo che collabora con Dio, affinché i Suoi disegni si adempiano. Un famoso passo della Bibbia recita:

«Il Signore è la parte della mia eredità e il mio calice; Tu sostieni quel che mi è toccato in sorte. La sorte mi ha assegnato luoghi deliziosi; una bella eredità mi è toccata

(Salmo 16:5,6)

Basta individuare il contesto per rilevare la scelta dell’uomo:

«Proteggimi, o Dio, perché io confido in Te. Ho detto a Dio: Tu sei il mio Dio.»

E poi la conseguente scelta di Dio.

(Salmo 16:1,2)

Poiché chi crede ha deciso di accettare il dono di Dio, rice- verà miracolosamente, in modo del tutto inaspettato, come “in sorte”, la bella eredità che Dio ha preparato per coloro che lo amano. Altro testo famoso per converso è quello di Pietro:

«Essi, essendo disubbidienti, inciampano nella Parola; e a questo sono stati anche destinati.»

(1 Pietro 2:8)

Chi sono costoro? Gli increduli, i quali hanno rigettato la «Pietra angolare» e così disobbediscono. A causa del loro rifiuto inciampano nella Parola, non la comprendono e non l’accettano. Non bisogna credere alla predestinazione assoluta espressa da un ipercalvinismo – il quale asserisce quanto Dio decida a priori, chi debba essere salvato e chi perduto, privando l’uomo della sua libertà individuale. Credo, infatti, in una forma di predestinazione condizionale, senza gli estremi dell’arminianesimo classico – ovvero che Dio non decida a priori, ma che Egli sia onnisciente e conosca semplicemente chi sarà salvato e chi sarà perduto. È l’individuo che sceglie o meno di arrendersi al Cristo. Quando Egli è accolto qua- le personale Salvatore e Signore, allora si compie il disegno stabilito da Dio, quello di predestinarlo a:

«essere conforme all’immagine del Figlio Suo.»

(Romani 8:29)

Quindi, il cristiano non crede al destino assoluto, ma a un destino relativo. Crede nella volontà di Dio che si manifesta in Cristo mediante la Sacra Scrittura, per l’opera insostituibile dello Spirito Santo che prepara il credente affinché sia simile a Gesù, cosicché la “predestinazione divina” possa adempiersi alla lettera.

7.3 La Scelta

Se è il “destino relativo” a guidare i nostri passi, a noi non rimane altro che la scelta. La scelta fra il Bene e il Male — tra la porta larga, più comoda, che soddisfa il nostro egoismo, ma che porta alla perdizione e la porta piccola, più angusta, che ci procura tribolazioni, ma che ci fa sentire bene con noi stessi e ci conduce alla vita eterna.

«Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!»

(Matteo 7:13-14)

Si potrebbe pensare che siamo qui a superare un esame. Un esame che ci rilascia una qualifica che, secondo i credenti, porta alla vita eterna. In questo piano divino, mi piace pensare che satana sia parte attiva ed essenziale. Infatti, il male fa parte del piano divino: la sua presenza è prevista ma la scelta di seguirlo è solo nostra — abbiamo scelto noi di man- giare la mela! Ma verrebbe da pensare: “Perché Dio ha messo l’albero del bene e del male nel paradiso terrestre? Per- ché ha voluto tentarci?”. Forse nella sua infinita conoscenza sapeva che prima o poi avremmo mangiato il frutto proibito? Perché la nostra condizione, seppur felice, non era percepita come tale? Non ci potevamo rendere conto che il paradiso terrestre fosse un “paradiso” poiché ancora non conoscevamo “l’inferno” della vita. Non potevamo apprezzare il “Bene” perché ancora non conoscevamo il “Male”. Si potrebbe pensare, quindi, che il piano divino avesse previsto quanto poi accaduto: avremmo mangiato il frutto proibito assumendoci la responsabilità del peccato originale. Una scelta solo nostra. Scaricando così la coscienza di Dio dal male che ci ammorba quanto la morte. Ma possibile che Dio, nella sua incredibile conoscenza e infinita bontà, limitasse così il suo piano? Sembra incredibile che la creazione, fatta per l’uomo plasmato a sua immagine e somiglianza, abbia lo scopo di farlo soffrire e farlo morire. Questo non ha senso. Infatti, secondo il pensiero di Sant’Agostino, Dio crea tutto come “bene”. Se esiste il male è solo per mancanza di bene. Questo concetto può esse- re reso più chiaro affermando che «il male è il libero arbitrio dell’uomo» o più semplicemente può generarsi dalla «scelta libera dell’uomo». Per Sant’Agostino, il satana inteso come “male” non esiste, poiché esso è parte di un ordine cosmico. Ma per me Satana esiste — eccome! E’ l’ingannatore, colui che ci trasmette sensazioni guaste; colui che ci illude e ci fa dare importanza a cose effimere; colui che, però, infine, ci conduce alla “scelta”. Se noi riuscissimo a resistere alle sue proposte, e avessimo il coraggio di essere diversi, di portare avanti convinzioni di amore e giustizia in un mondo cattivo e ingiusto, potremmo vincere il male e fare una “scelta” che ci porta alla vita eterna. Sicuramente il piano divino ha una portata più vasta; probabilmente Dio volle creare le condizioni necessarie sufficienti affinché l’uomo potesse scegliere, così che il più Alto Fattore potesse giudicare il suo comportamento in questa vita. «Valutare il comportamento dell’uomo» significa che la vita è come una grande scuola in cui il presi- de è Dio mentre le materie insegnate sono solo due: il Bene ed il Male. La cattedra del Bene è presieduta da Maria Santissima, mentre la cattedra del Male è affidata a satana. Poi ci sono gli assistenti: per il Bene sono le persone piene di Spirito Santo, come padre Pio, Papa Wojtyla e in generale i sacerdoti giusti; mentre gli assistenti del Male sono i figli di Satana, persone già circuite e sedotte che hanno già venduto l’anima. I libri di testo per il Bene sono principalmente la Bibbia e gli scritti che portano ad amare e ad ascoltare la parola di Dio. Mentre i libri di testo per il Male sono tutti quelli che portano l’uomo lontano da Dio ed elevano al posto suo il denaro e il successo. Due metodi d’insegnamento molto diversi. La Madonna dispone di aule piccole e localizzate: Medjugorje, Lourdes, Fatima. In questi luoghi avvengono prodigi soprannaturali: miracoli, apparizioni, movimenti del sole, nuvole, lacrimazioni e molto altro. Invece, satana ha come piazza il mondo intero dove avvengono moltissimi atti riprovevoli, soprusi, violenze ed e abusi. La giustizia divina è equa. La proporzione di grandi eventi per poche dimostrazioni è equivalente a piccoli eventi per molte dimostrazioni. In questo contesto si trova l’uomo, totalmente disorientato da altri uomini e soprattutto dai mass-media. Egli ignora di dover superare l’esame della vita. Pare che il metodo d’insegnamento di Satana sia più efficace. L’uomo è un vile e non ha coraggio: non vuole vedere cose più grandi di lui. Anche per la sua superbia e per la mancanza d’umiltà non vuole accettare fenomeni che non capisce e che lo fanno sentire ancora più piccolo di quello che è. Ne consegue che avere fede sia sintomo di coraggio e di fiducia, sia bisogno di giustizia. Invece, limitarsi solo a quello che vediamo è sintomo di ottusità e vigliaccheria. In sintesi si può affermare, anche se molto limitatamente, che i seguaci di satana sono coloro i quali preferiscono l’uovo oggi, mentre i seguaci di Maria Santissima sono quelli che preferiscono la gallina domani. Dove “l’uovo oggi” è la macchina nuova in un’apparente benessere, mentre “la gallina domani” è la vita eterna. Il piano divino ha una portata molto più vasta e rispecchia l’intento originale promesso agli uomini nel Libro della Genesi e ribadito nella visione di Giovanni: che è quello di farci felici in terra:

«Dio salverà i giusti “sarà un Dio con loro. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate”.»

(Apocalisse 21, 3-4)

Infatti, il premio per chi supera l’esame è la vita eterna nel paradiso terrestre, nel Regno di Dio. Dio desidera due cose dagli uomini: la prima è che chiedano questo premio e la seconda è che se lo meritino. Tutto questo si concretizza, infine, sul meraviglioso piano della redenzione, dove l’unica cosa chiesta all’uomo per superare l’esame è avere fede. Infatti, avere fede significa sia desiderare il premio che meritarlo. Non è facile: quando un parente o un amico ci ferisce con cattiveria vogliamo vendicarci e non intendiamo perdonare; non è facile avere il coraggio di dire: «Loro hanno sbagliato, io voglio essere diverso»; non è facile contenere satana che ci ispira vendetta, accidia e ira; non è facile porgere l’altra guancia. Nessuno ha mai detto che sia facile passare questo esame! Come riportato nella parabola dell’evangelista Matteo (7,14), sopra citata, riferendosi alla via della salvezza egli diceva: «e quanto pochi sono quelli che la trovano!». I “giusti”, quelli che hanno fatto la scelta giusta, quelli che sono entrati dalla porta stretta e angusta, incredibilmente «arrivano ad amare i loro nemici». Ed è avvenuto grazie al male, grazie alla loro vittoria sul male, grazie ai loro nemici, che essi hanno trovato la via giusta ed adesso non possono che ringraziare.

«Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo»

(Matteo 6:27-35)

Sono arrivato a concludere che, purtroppo, il male è necessario: così satana è un angelo necessario. Ma come può Dio, che è Amore in ogni sua espressione e ci ama profondamente, permettere a questo angelo di farci soffrire? La risposta, co- me abbiamo visto sopra, è scritta nella Bibbia: Satana non è una “scelta” di Dio, ma è una nostra “scelta”. Abbiamo deciso noi di mangiare i frutti dell’albero del Bene e del Male, nonostante l’interdizione promossa da Dio. Ma nonostante i nostri errori, Dio, nella sua infinita misericordia, ci permette ancora una volta di fare un’altra “scelta”.

Il disco del sole, d’un tratto, cominciava ad essere interamente visibile. Decisi che era tempo tornare dagli altri. Conclusi la mia riflessione augurando a tutti gli uomini, stavolta, di fare “la scelta giusta”.

7.4 Sbarco ad Ancona

Al richiamo della voce metallica “si pregano i signori viaggiatori di recarsi al piano terzo per procedere allo sbarco”, io e Vitocchio ci sbrigammo a scendere verso l’autorimessa per non ostacolare l’uscita delle altre macchine che seguivano. Appena usciti dalla nave, nei pressi del portellone di imbarco, caricammo in macchina le nostre famiglie. Nel frattempo il gruppo dei miei fans ci salutava con sorrisi e movimenti della mano. Noi tutti ricambiammo. Finalmente, pensai: «L’incubo è finito».

7.5 Il Santuario di Loreto

Il piano d’attacco del giorno prevedeva una visita al Santuario di Loreto, non lontano da Ancona ed il rientro a casa per l’ora di pranzo. Sia io che gli altri eravamo già stati in quel Santuario molti anni addietro e ci faceva piacere rivederlo. Io addirittura non mi ricordavo nemmeno com’era fatto; però conoscevo la sua storia ed ero attratto dall’idea di entrare nuovamente nella casa di Vergine Maria Santissima. La Storia del Santuario inizia nel sec. XIII (10 dicembre 1294) con l’arrivo nel santuario della casa della Sacra Famiglia: la famiglia della Vergine Maria a Nazareth. Questa preziosa reliquia fu portata in Italia dopo la caduta del regno dei crociati in Terrasanta. Gli studi recenti delle pietre e dei graffiti e di altri documenti, purificando la tradizione da elementi leggendari, confermano e attestano l’autenticità della Santa Casa. La Santa Casa, nel suo nucleo originario, è costituita da sole tre pareti: la parte dove sorge l’altare, a Nazareth, era appoggiata sulla grotta e, quindi, non ne esisteva la muratura. Delle tre pareti originarie, le sezioni inferiori, per quasi tre metri d’altezza, sono costituite per lo più da ordini di pietra, per lo più arenaria, comunemente usata a Nazareth. Alcune pietre risultano rifinite con una tecnica che richiama quella dei Nabatei, diffusa in Palestina e anche in Galilea anche al tempo di Gesù. Sono stati individuati una sessantina di graffiti, molti dei quali giudicati dagli esperti riferibili a quelli giudeo-cristiani di epoca remota, esistenti in Terrasanta ed anche a Nazareth. Il santuario di Loreto è stato per secoli ed è ancor oggi uno dei luoghi di pellegrinaggio tra i più importanti del mondo cattolico. È stato visitato da circa duecento santi e beati e da numerosi Papi. Dopo circa mezzora di tragitto eravamo arrivati a Loreto. La maestosità e la bellezza del Santuario, visto dal basso, è sul serio impressionante. Sostammo dietro Basilica e ci incamminammo a piedi lungo il piccolo corso della cittadina. Anche questo luogo santo è disseminato di negozi che vendono oggetti sacri! Alla fine del corso si aprì la piazza antistante la basilica, circondata dal loggiato del Palazzo Apostolico e, con al centro, una bellissima fontana.

7.6 La statuetta bianca della Madonna di Medjugorje

La mia attenzione fu richiamata da una statuetta bianca della Madonna di Medjugorje, esposta sulla vetrina di un negozio che dava proprio nella scenografica piazza. Era mia intenzione comprarne una; ma a Medjugorje le trovai solo in polvere di marmo compresso o gesso e non mi sembrava- no adatte a stare all’aperto. Non mi lasciarono inoltre una buona sensazione tattile. Questa invece era di porcellana, mi piaceva, ed entrai nel negozio. Mentre imballava la statuetta, la commessa mi raccontò che lavorava lì da dieci anni e mi venne spontaneo chiederle: «La devo fare benedire; la benedizione funziona lo stesso con tutta quella carta?». Sorridendo mi rispose: «Dicono che la benedizione passa sette mura! Bè, allora non ci sono problemi». Mi regalò anche un ricordino della Madonna Nera di Loreto che ancora conservo in macchina.

7.7 Il tempio di Dio è il cuore

Usciti dal negozio, attraversammo la piazza per entrare in Basilica. L’interno ci tolse il fiato: gli affreschi, la cupola, i marmi e le mura marmoree della “Casa Santa” posta al centro della chiesa monumentale. Meraviglioso. Anche se io preferisco l’umiltà dei posti di culto; preferisco chiese semplici e spoglie. Mi pare che tutto quello sfarzo distolga dalla giusta misura di un luogo sacro che, per tradizione, è legato al credente ed è al servizio del suo progresso spirituale. L’istituto della chiesa ha, così, un valore sacro. Poiché racchiude tutto un universo simbolico. Il credente che si affaccia all’interno di un’antica basilica si trova davanti ad una prospettiva, da- vanti ad un cammino con destinazioni precise: l’abside ed il santuario. La parte iniziale della chiesa simboleggia lo stadio esistenziale di chi si avvicina per la prima volta al Cristianesimo. Chi attendeva di essere battezzato sostava nell’area accanto alla porta d’ingresso. Tutta l’area interna simboleggia il cammino nella fede del credente. Il santuario, luogo dov’è posto l’altare e si celebra l’Eucarestia, rappresenta il luogo della visione, il luogo in cui la luce di Dio giunge agli uomini per illuminarli. Così non desta meraviglia che la maggioranza delle chiese antiche siano rivolte con l’abside a est, luogo dove sorge il sole. Nell’edificio ecclesiale il credente ritrova se stesso davanti a Dio. La sacralità della chiesa è, allora, indice e rimando alla sacralità della persona poiché “Dio si rivela nei cuori degli uomini ed è lì che essi devono imparare a scoprirlo”.

«Non devi farti immagine scolpita né forma simile ad alcuna cosa che è nei cieli di sopra o che è sulla terra di sotto o che è nelle acque sotto la terra. Non devi inchinarti davanti a loro né essere indotto a servirle, perché io, il tuo Dio, sono un Dio che esige esclusiva devozione»

(Esodo 20:4-5)

E’ così che all’interno della Basilica mi trovai a mio agio solo dentro l’antichissima “Casa Santa”. Sembrava che quelle pietre, toccate anche da Maria Santissima, trattenessero il suo Amore, la sua Santità. Sfiorandole mi sembrò che attraversassero il mio corpo ed il mio spirito, provocando in me uno stato di generale benessere.

7.8 Il piccolo Frate

Usciti dalla casa di Maria Santissima, cercammo un sacerdote per benedire la statuetta. Marco non faceva altro che tirarmi il braccio perché non sapeva come accendere le candele che aveva comprato. Poi vidi sul lato destro dell’altare, seduto in un piccolo banco in legno, un anziano Frate che riceveva delle persone. Ci avvicinammo e il piccolo frate dal volto buono, mentre si rivolgeva a me ripeté: «Sono un peccatore! Sono un peccatore! Sono un peccatore!». Mi permisi di interromperlo dicendogli che eravamo appena tornati da Medjugorje. Sorridendo mi aveva detto: «Si vede, siete tutti particolarmente radiosi!». Accolse la nostra richiesta e benedisse solennemente la statuetta. Marco continuava a chiedere come si facesse ad accendere le candele. Infine il frate lo guardò e gli rispose che spettava solo a lui di accenderle. Deluso, con gli occhi lucidi, consegnò al frate le due candelone e, quale ricompensa, ottenne una bonaria carezza sulla testa.

7.9 Non ci credo!

Istintivamente decisi di uscire dalla Basilica ed il solo Vitocchio, con la sua fedele macchina fotografica, mi seguì. Ma non appena scesi la scalinata. . .

«Non ci credo!»

Il gruppo dei miei fan, cioè dei fan di Paolo Brosio, comprese le due donne che mi avevano perseguitato a Medjugorje, stava percorrendo il loggiato raggiungendo l’ingresso della basilica. Credo di aver fatto una smorfia simile allo sconforto di chi sta per suicidarsi! Il gruppo ebbe un comportamento anomalo: si girarono tutti verso di me, eppure la solita euforia era scomparsa. Solo alcuni mi salutarono con picco- li gesti. Si udì una voce nel silenzio della piazza uscire dal gruppo: «Brosio ci perseguita!». Rimasi perplesso ma, pensandoci bene, conclusi che era normale. Chissà se avevano visto l’espressione del mio volto; visto il mio comportamento potevano pensare di disturbarmi; ma questo non era di certo nelle loro intenzioni. E non era nemmeno il mio intento quello di demoralizzarli. Un po’ dispiaciuto mi girai verso Vitocchio il quale, dalle risate, credo che si stesse facendo la pipi addosso. Mi rigirai verso il gruppo che stava scomparendo dentro la Cattedrale ma, stranamente, una ragazza giovane non entrò in chiesa e mi fissava. Gli dissi solamente: «Ciao». E il suo volto arrossì palesemente. Per toglierla dal- l’imbarazzo mi voltai, allontanandomi. Mentre camminavo continuavo a ripetere dentro di me: «Impossibile! Impossibile! Impossibile! Li ho incontrati anche qui a Loreto, impossibile!» Ripresomi dallo choc, seduto su uno scalino della piazza sul lato opposto alla Basilica, mi misi ad aspettare gli altri mentre pensavo ai miei Fans che, lentamente, mi era- no diventati simpatici. Mi spiaceva non essere Paolo Brosio, per poterli fare felici. Poco dopo vidi uscire dal santuario Andreina e Noemi con i ragazzi: dalle loro facce sorprese si capì che avevano incontrato il gruppo dei miei ammiratori. Ci guardammo scrollando la testa, senza dire una parola. La vacanza era finita, purtroppo. Ancora una volta nelle nostre auto partimmo in direzione Città di Castello. Per l’ora di pranzo dovevamo essere a casa.

7.10 Il ritorno al mondo

Mentre la nostra piccola carovana montava il valico appenninico di Bocca Seriola il mio cellulare, che era stato muto per tre giorni, si mise a squillare. La “Lella”, la baby-sitter di Marco che nei giorni della nostra assenza era rimasta al- l’agriturismo per aiutarci era tutta preoccupata. Gridava: «Sono arrivati gli ospiti e non c’è l’acqua calda!». Risposi: «Lella, non ti preoccupare tra venti minuti siamo arrivati». D’impulso mi venne di accelerare per poter arrivare prima. Bastarono pochi tornanti a quel ritmo per far vomitare Marco che, per fortuna, fece in tempo ad aprire il finestrino. Mi fermai in un piccola piazzola sulla destra per dare a Marco il tempo necessario di riprendersi. Mi rivolsi così a Vitocchio: «Io mi avvio, aspetta che Marco stia meglio e poi riparti. Ti aspetto a casa». Andreina rimase con Marco, mentre io e Mattia ripartimmo di fretta. Mattia, che amava la velocità, mi faceva da navigatore: «Terza in curva, quarta all’uscita!». In dodici minuti arrivammo a casa. Arturo, il mio operaio mi aspettava al cancello che si era guastato: «Ciao, ben tornato, la caldaia è in blocco, il trattore non parte, e nemmeno il camioncino: penso che abbia il filtro sporco». La Lella mi corse incontro raccontando coincitata: «Gli ospiti sono andati via perché hanno visto delle cimici sulla tendina della camera». Mentre stavo entrando in casa, la postina mi chiamò ad alta voce: «C’è una raccomandata!». Le andai incontro per firmare la ricevuta: era dell’Ufficio delle Entrate. Non ebbi nemmeno il coraggio di aprirla. Entrai in casa e squillò il telefono e risposi: «Pronto!». Era il direttore della banca che mi comunicava di recarmi là al più presto per sistemare il conto scoperto!

Il mio animo cominciava a destabilizzarsi

sentivo l’ira che stava crescendo
mi venne spontaneo pensare a Medjugorje e

subito la mia anima si placò.

Era come se il mondo
ed il suo principe satana
mi stessero dando il bentornato. Alzai gli occhi al cielo
e un sorriso spontaneo
mi conquistò ancora una volta.

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