3 GIORNI A MEDJUGORJE

ilbiribino

15 Novembre 2015

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Capitolo 6

6 Terzo giorno a Medjugorje

Al mattino ci ritrovammo tutti a colazione, puntuali intorno alle le 8:30. Eravamo tutti assonnati; gli altri, come me, forse non avevano dormito bene quella notte.

6.1 I dieci segreti di Medjugorje

Avevo passato diverse ore della notte a rimuginare sul senso dei dieci segreti di Medjugorje. La Madonna, in varie occasioni e secondo la testimonianza dei veggenti, aveva invitato a non farne parola. Non si dovrebbe dunque insistere su quest’argomento: una volta recepito il senso, il mistero dei segreti è il messaggio stesso. Tutto si dovrà compiere entro la generazione dei sei ragazzi veggenti i quali, oggi, hanno intorno ai quarantacinque anni. Il tempo si sta accorciando. Infatti, secondo una testimonianza del 1985, Mirjana intervistata così rispondeva:

D: quando si realizzeranno i segreti?
R.: nell’arco della nostra generazione.
D.: Allora entro il secolo?
R.: Non lo posso dire, ma tutto si avvicina, pregare per

gli atei, non sanno quello che li aspetta. Alla fine delle apparizioni la Madonna lascerà un segno molto bello. Gli altri segreti sono molto gravi, ma se pregheremo e ci convertiremo, qualcosa potrà essere evitato. Il 7° segreto è stato attenuato, non cancellato; il 10° si compirà comunque.

D.: Non ti spaventa il fatto che devono accadere queste cose?

R.: Quando ci penso piango moltissimo. Padre Peter e io abbiamo appena finito di piangere cinque minuti fa nel colloquio. Mai come ora il mondo e la chiesa hanno vissuto una tale crisi a tutti i livelli. Ma sono tempi anche belli perché mai la Madonna è stata così vicina a noi. Ma sono pochi a convertirsi e a salvarsi. Anche Vicka, nell’ultima apparizione in casa, ha avuto un dialogo molto intenso con Maria, che, a quanto sembra, le diceva cose molto serie.

D.: Hai già scelto il sacerdote cui rivelerai i segreti dieci giorni prima (e non tre)?

R.: è Padre Peter. «La Madonna mi ha consegnato un foglio speciale su cui sono scritti i dieci segreti. Il foglio è di una materia che non si può descrivere: sembra carta, ma non è carta; sembra stoffa, ma non è stoffa. È visibile, si può toccare, ma la scrittura non si vede. Il sacerdote cui dovrò consegnare il foglio, avrà la grazia di leggere soltanto il primo segreto, non gli altri. Il foglio proviene dal cielo. Mio cognato, ingegnere in Svizzera, ha esaminato il foglio, affermando che la materia di cui e fatto non si trova sulla terra. Un foglio simile l’ha ricevuto anche Ivanka.

Sono seguite numerose altre interviste e approfondimenti; le risposte di Mirjana sono state sempre le stesse e possono essere riassunte per punti:

• Prima del segno visibile che sarà dato all’umanità, vi saranno tre avvertimenti al mondo. Gli avvertimenti saranno accadimenti. Mirjana ne sarà testimone. Dieci giorni prima di uno di questi avvertimenti, ella informerà un sacerdote di sua scelta. Una scelta che ha già effettuato: il padre francescano Petar Ljubicié. La testimonianza di Mirjana sarà una conferma delle apparizioni ed un incitamento alla conversione del mondo. Dopo il primo avvertimento, gli altri seguiranno a breve. Gli uomini avranno così del tempo per convertirsi. Questo tempo sarà il periodo di grazia e di conversione.

  • Dopo gli avvertimenti verrà il segno visibile sul luogo delle apparizioni a Medjugorje, un segno per tutta l’u- manità. Il segno sarà dato come testimonianza delle apparizioni e sarà un invito alla fede.
  • Sia Mirjana che Vicka affermano di conoscere la data in cui questo segno bellissimo si realizzerà. Dopo il segno visibile, coloro che resteranno in vita avranno poco tempo per la conversione. Per questo, la Vergine invita alla conversione urgente ed alla riconciliazione.
  • Il nono e il decimo segreto sono di grave natura. Rap- presentano il castigo per i peccati del mondo. La punizione sarà inevitabile poiché non bisogna aspettarsi la conversione del mondo intero. Il castigo può essere mitigato dalle preghiere e dalla penitenza, ma non può essere evitato. Un male che minacciava il mondo, secondo il settimo segreto, è stato molto attenuato grazie alla preghiera e ai digiuni, così racconta Mirjana. Per questo la Vergine continua ad invitare alla preghiera e al digiuno: «Avete dimenticato che con la preghiera e il digiuno potete allontanare la guerra e sospendere le leggi naturali?».
  • Secondo Mirjana siamo prossimi agli avvenimenti predetti dalla Vergine. In nome di questo, Mirjana dice all’umanità: convertitevi quanto prima, aprite i vostri cuori a Dio.Sono giunto alla conclusione che l’intenzione non è quella di impaurirci: i fedeli sanno di essere nelle mani del Signore e sono pronti ad affrontare il Suo giudizio. Il senso giusto, visto il poco tempo rimasto, è quello di aumentare il nostro impegno intensificando le preghiere ed i digiuni: dovremo dedicarci a Dio senza sosta aiutando gli altri a convertirsi, poi spronare la nostra fede ed incoraggiare quella degli altri. Trasmetteremo il messaggio sperando che sia raccolto da quante più persone possibile. Mentre il senso del «bellissimo segno visibile e permanente» così definito da Mirjana, quando sarà capito, sarà dimostrazione tangibile delle’esistenza di Dio. Per i non credenti sarà una sonora punizione ed il punto di non ritorno della loro anima; per i credenti l’avverarsi delle Sacre Scritture:

    «Perché hai veduto, hai creduto, beati quelli che pur non avendo visto crederanno

    (Gv 20:29)

6.2 Si stanno avverando le Sacre Scritture

Sempre quella notte un altro dilemma turbò il mio sonno: ripensai a una visione di Mirjana in cui si raccontava l’apparizione di satana che, presentandosi al suo copsetto, le aveva chiesto di rinunciare alla Madonna e di seguirlo, poiché l’avrebbe resa felice, nell’amore e nella vita; mentre, con la Vergine, avrebbe dovuto soffrire. Mirjana lo respinse. Così apparve la Vergine e satana scomparve. La Vergine poi le disse, sostanzialmente, quanto segue:

«Scusami per questo, ma devi sapere che satana esiste; un giorno si è presentato davanti al trono di Dio e ha chiesto il permesso di tentare la Chiesa per un certo periodo. Dio gli ha permesso di metterla alla prova per un secolo. Questo secolo è sotto il potere del demonio, ma quando saranno compiuti i segreti che vi sono stati affidati, il suo potere verrà distrutto. Già ora egli comincia a perdere il suo potere ed è diventato aggressivo: distrugge i matrimoni, solleva discordie tra preti, crea ossessioni, assassinii. Dovete proteggervi con la preghiera e con il digiuno; soprattutto con la preghiera comunitaria. Portate con voi dei simboli benedetti. Metteteli nelle vostre case, riprendete l’uso dell’acqua benedetta.»

Anche questa visione, rispecchia l’avverarsi delle Sacre Scritture:

«E il gran dragone fu scagliato, l’originale serpente, colui che è chiamato Diavolo e Satana, che svia l’intera terra abitata; fu scagliato sulla terra, e i suoi angeli furono scagliati con lui.»

(Apocalisse 12:9)

«Per questo motivo rallegratevi, o cieli e voi che risiedete in essi! Guai alla terra e al mare, perché il Diavolo è sceso a voi, avendo grande ira, sapendo che ha un breve periodo di tempo»

(Apocalisse 12:12)

In questi ultimi tempi è vero che satana è diventato più forte ma, per il contrappasso della Giustizia Divina, anche il bene è più forte, Dio ha permesso alla Vergine di apparire e starci vicina come non era mai accaduto prima. Il celebre teologo francese René Laurentin, in una sua ciclopica opera, ha catalogato addirittura 1800 apparizioni della Madonna. Ciò che sorprende ed incuriosisce sta nel fatto che circa la metà di queste apparizioni si siano avute nel Ventesimo Se- colo. Anzi, spesso oltre la Seconda Guerra Mondiale, quindi in un tempo piuttosto vicino. Negli ultimi cinquant’anni si è verificata un’autentica esplosione di apparizioni mariane. E non più limitate all’Europa, come per il passato, ma anche in America, Africa, nei Paesi dell’Est e perfino in Giappone, Corea, India e Cina. È il segno che il tempo della fine si avvicina; la Madonna vuole sollecitarci a scegliere tra il male e il bene. A uscire dal nostro sonno spirituale. Infine si sta avverando quanto scritto nel capitolo 12 dell’Apocalisse: la battaglia tra la Madonna e satana, la battaglia tra il bene e il male. Rivolgendosi a satana Dio disse:

«E io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo, e tu le ferirai il calcagno.»

(Genesi 3:15)

Parafrasate “progenie” con “seguaci”. Nella descrizione dei veggenti la Madonna ha il capo cinto di una corona di dodici stelle dorate, e una nuvola sotto i piedi:

«Poi apparve un gran segno nel cielo: una donna rivestita del sole con la luna sotto i piedi, e sul capo una corona di dodici stelle.»

(Apocalisse 12:1)

Satana scagliato sulla terra, sta perseguitando la Vergine madre di Gesù:

«E quando il dragone si vide gettato sulla terra, perseguitò la donna che avea partorito il figliuolo maschio

(Apocalisse 12:13)

«E il serpente gettò dalla sua bocca, dietro alla donna, dell’acqua a guisa di fiume, per farla portar via dalla fiumana. Ma la terra soccorse la donna; e la terra aprì la sua bocca e inghiottì il fiume che il dragone avea gettato fuori dalla propria bocca.»

(Apocalisse 12:15-16)

Si può intendere con il termine “fiume”, il fiume di uomini cattivi, approfittatori, prepotenti, egoisti, superbi, miscredenti, calunniatori, traditori, gonfi d’orgoglio (come in 2 Timoteo 3:1-5). E l’intervento della terra si può assimilare a quello dei luoghi sacri come Medjugorje, Lourdes o Fatima: sono come bocche che inghiottono il male e generano infinito Amore. Vista l’impossibilità di vincere Maria Santissima, satana, come riportato nella visione di Mirjana, si scaglia contro la Chiesa.

«E il dragone si adirò contro la donna e andò a far guerra col rimanente della progenie d’essa, che serba i comandamenti di Dio e ritiene la testimonianza di Gesù.»

(Apocalisse 12:17)

Quella notte, decisi di fermarmi qui e lasciare ulteriori riflessioni a Teologi e Biblisti. Così finalmente mi addormentai.

6.3 Il piano d’attacco del giorno

Anche quel giorno, era il 30 di settembre del 2010, si preannunciava una giornata magica nei volti di tutti; oltre ad un po’ di sonno si leggeva un’espressione di difficile interpretazione, un misto di gioia, timore, rispetto e devozione. Di certo era dovuta al turbine di emozioni vissute il giorno prima, ma anche al pensiero di andare sulla «collina delle apparizioni». Noemi, particolarmente raggiante, così come il giorno precedente mi chiese che tempo avrebbe fatto? Risposi: «Oggi sarà sempre bello!». E continuai: «il piano d’attacco è nei seguenti punti»:

1. Scalata al Podbrdo;

2. Ritorno in albergo così liberiamo le camere per mezzogiorno;

3. Pranziamo in albergo;

4. Un’ultima passeggiata alla statua di bronzo di Cristo risorto, così potrete bagnare i fazzolettini;

5. Verso le tre partiamo per Spalato per una strada diversa rispetto all’andata, così vediamo un po’ di Bosnia;

6. Arrivo a Spalato verso le 19, andiamo al McDonald’s, così Marco mangia.

7. Alle 20 dobbiamo essere al porto per imbarcarci. La partenza della nave è prevista per le 21.

Vi piace? E Vitocchio rispose: «È un piano “vitocchioso”, approvo tutto!».

6.4 Partenza per il Podbrdo

«Famiglia capronica, in marcia!» In ordine sparso ci eravamo avviati al Podbrdo. Questo nome, in realtà, non indica il monte, ma la zona ad esso sottostante. Il vero nome del monte è Crnica. Non è altro che una collina brulla e piena di pietre. Si trova nella frazione di Bijakovici, dove abitavano i sei veggenti, a un chilometro e mezzo dal centro di Medjugorje. Frate Slavko ha sempre raccomandato di recarvisi a piedi cominciando da subito a pregare, al fine di prepararsi spiritualmente. Esiste un sentiero fra i campi che conduce dal centro della cittadina al principio del sentiero. Noi decidemmo di seguire la strada asfaltata, anche se più lunga, vista l’esperienza dell’anno precedente: io e Marco, per accorciare in mezzo ai campi, ci ritrovammo in un pollaio e un contadino, davvero poco socievole, ci aveva fatto segno di tornare indietro. Eravamo partiti, molto meno carichi del giorno prima poiché il pranzo al sacco non era previsto; tranne Marco con il solito zaino inseparabile, che nemmeno quella volta riuscii a fargli lasciare in macchina. Durante il percorso fui colpito da un negozietto, veramente piccolino, che esponeva una stecca di Marlboro in vetrina. Il prezzo indicato era di 12 euro: confrontandolo con quello italiano (46 euro) mi venne un colpo! Allora decisi che al ritorno dalla collina delle apparizioni ne avrei comprate due stecche. Ci fermammo solo per prendere due bottigliette d’acqua e Mattia, il solito goloso, prese una bevanda simile alla Sprite.

6.5 Il sentiero che conduce al Podbrdo

Dopo circa venti minuti di cammino arrivammo al sentiero sul monte che conduce al Podbrdo. Anche qui come all’ingresso del sentiero che porta al Krizevac, era pieno di negozietti d’oggetti sacri, direi aumentati esponenzialmente rispetto all’anno prima. Vitocchio e Mattia si tolsero subito le scarpe, e iniziammo a salire il ripido sentiero irto di sassi spigolosi. Lungo il cammino trovammo, ogni 100 metri, delle lastre in bronzo che  rappresentavano i Misteri Gaudiosi e i Misteri Dolorosi. Arrivati alla prima fermata (L’annuncio dell’Angelo a Maria), come il giorno prima chiamai Marco per recitare l’Ave Maria. Era diventato bravissimo: la recitavamo a volte insieme, pronunciando una frase io e l’altra lui. Talvolta terminava da solo senza interruzioni, a voce alta. Vitocchio, ormai superallenato e senza scarpe, era sempre davanti a noi.

6.6 Il luogo delle apparizioni

Facemmo tutte le dieci tappe relative ai dieci Misteri, arrivando al luogo delle apparizioni dall’alto. L’immagine bianca della Madonna si stagliava sullo sfondo come fosse un quadro bellissimo. C’erano centinaia di persone intorno alla statua, tutte raccolte in preghiera. Io mi fermai ad una certa distanza, saranno stati 10 metri dalla statua: trovai un bel sasso comodo mentre mi tenevo vicino Marco e Mattia, sperando non disturbassero le persone raccolte in preghiera. Vitocchio, Noemi e Andreina si avvicinarono, fino ad arrivare alla ringhiera a protezione della statua, e si misero a pregare in ginocchio con la testa reclina sul corrimano. Visto che i bambini si erano seduti e se ne stavano tranquilli, allora anch’io, seduto sul mio sasso e con la testa fra le mani, cominciai a pregare.

6.7 Il silenzio

Il mio spirito era come sospeso e mentre ringraziavo la Ma- donna, un silenzio straordinario calò intorno a me. Forse fu solo una mia impressione, ma una pace profonda s’impadronì della mia coscienza. Le parlai a lungo, aprendole il mio cuore. Dopo un po’ mi destai alla ricerca di Marco e Mattia: erano ancora seduti, sempre accanto a me. Come in un torpore rimasi accovacciato. La sensazione di silenzio, nonostante la presenza di tutte quelle persone, resisteva.

6.8 Il torpore si trasformò in gioia

Rimasi a lungo in questo stato finché il torpore si trasformò in gioia ed un senso euforico cominciò ad assalirmi. Così decisi di fare un giretto lì intorno. Cercai velocemente gli altri ma vidi solo Vitocchio che, come al solito, fotografava improbabile ogni singolo sasso. Mi misi in piedi sopra il masso dove mi ero raccolto, scavalcai con lo sguardo le persone e vidi Noemi e Andreina dietro la statua della Madonna, nei pressi della croce. Andai da loro: qualcosa in me era cambiato. Fino ad allora il mio andamento tra quei sassi era stato goffo, indeciso; improvvisamente saltavo da un sasso all’altro, i miei movimenti erano precisi, disinvolti e fluidi. Mi divertivo a tal punto che due ragazzi giovani, vedendomi così a mio agio tra quei sassi angolosi, appuntiti e taglienti, mi chiesero di far loro delle foto. Presa la loro macchina, camminai all’indietro sulle punte dei massi, senza il minimo timore. Poi restituii l’apparecchio e mi diressi da Andreina: volevo vedere come stava. Anche lei sembrò piena di gioia e serenità, una rarità, per me che la conosco bene. Infine guardai Noemi: da lontano anche Lei mi sembrava limpida. Stavamo tutti bene, la vicinanza della Madonna ci aveva fatto del “bene”.

6.9 La discesa dal Podbrdo

Si stava avvicinando l’ora di ripartire; dovevamo fare una doccia e liberare le camere. A malincuore, prendemmo la strada del ritorno. Mentre scendemmo incontrammo così tante persone nella direzione opposta, da aver serie difficoltà per passare. In breve si arrivò alla base della collina: il percorso è molto più breve e meno frastagliato rispetto al Krizevac. Vitocchio e Mattia si rimisero le scarpe e, dopo una breve sosta nei negozi, andammo verso il centro per la strada asfaltata.

6.10 La buchina

Io e Vitocchio camminavamo a passo svelto, affiancati. Le donne ed i ragazzi erano poco dietro di noi. Vitocchio mi parlava del più e del meno, quando, a un certo punto, mi fece notare la gran barba di un uomo, a lato della strada; mentre stavo per rispondergli, inciampai su una buchina sull’asfalto. Per evitare la storta, istintivamente, scaricai peso dal piede: stavo per franare irrimediabilmente ma mi ripresi per miracolo, afferrando con una mano una bretella della borsa di Vitocchio. Noemi, ridendo poco dietro noi, commentò: «Incredibile, a momenti ti ammazzi su una buchina così piccola, quando sono due giorni che camminiamo su sentieri apocalittici, dove spuntano sassi pericolosi, taglienti e scivolosi». In effetti nessuno di noi non era mai caduto e neppure inciampato. Così le risposi: «È il tuo caprone che mi distrae!». Poi dopo una pausa conclusi: «Dev’essere la magia di Medjugorje».

6.11 Un’immagine che non dimenticherò facilmente

Arrivati nei pressi dell’albergo mandai avanti gli altri, dicendo loro di iniziare a farsi la doccia e dii preparare i bagagli. Andai a comprare le due stecche di Marlboro: la ragazza del piccolo Market le aveva finite ma mi fece segno di aspettare. Uscì dal negozio ed urlò in slavo ad un ragazzo, dall’altra parte della strada. Poco dopo arrivarono le due stecche. Contento tornai all’hotel e salii in camera. Dopo una doccia veloce, Marco e Mattia mi aiutarono a portar giù i bagagli ed a caricare la macchina. Scendendo le scale incontrai più volte Vitocchio: ogni volta mi parlò della zuppa che di lì a poco avremmo mangiato. Appena liberate le camere ci ritrovammo in sala da pranzo: la signora quel giorno, volendo fare un gesto di cortesia, aveva cucinato la pasta al pomodoro. Non vi dico la delusione di Marco e Noemi, allergici al glutine. Per fortuna avevamo con noi della pasta di riso che demmo alla cuoca. . . Mentre io, Vitocchio e Andreina, anche se preferivamo la zuppa del primo giorno, ci abbuffammo con quella prima pasta sciocca, assolutamente senza sale. Una volta finito di pranzare fu il momento dei saluti: non so spiegarmelo ma la signora abbondante della cucina, che non parlava una parola di italiano, mi era simpaticissima. Era un tipo schivo e vergognoso, forse in virtù del suo animo umile: nonostante questo uscì dall’albergo per congedarci. Non potendo resisterle l’abbracciai forte e le detti due grossi bacioni. Ne rimase pietrificata: le sue guancione già colorite naturalmente, diventarono color porpora, e gli occhi gli s’inumidirono. Un’immagine che non dimenticherò facilmente.

6.12 Le nuvole a forma di croce

Rimaneva ancora una sola cosa da fare: andare alla statua del Cristo risorto per bagnare i fazzolettini. Sia Noemi che Andreina ci tenevano molto. Dopo un breve tragitto in mac- china andammo verso la grande statua di bronzo, camminando lungo il viale dietro la chiesa. Per buona sorte, le persone in fila non erano molte. Così Andreina e Vitocchio, si accodarono con santa pazienza. Io e i bimbi, invece, ci mettemmo ad aspettare seduti sul bordo di una fioriera. Con mio stupore alzai gli occhi e vidi la solita tortora sul braccio destro della croce. Esclamai: «Mattia, guarda! La riconosci? È ancora sulla Croce!». Mattia – benché con i suoi quattordici anni renda tutto facile, cominciava a preoccuparsi davvero: «Impossibile», disse. Non è tutto qui. Tutta la volta del cielo era tempestata di nuvole a forma di Croce – che si formavano e dissolvevano in continuazione, piccole o grandi che fossero. A questo fenomeno non avevo ancora dato la giusta importanza: mi ricordavo solo l’immagine della Madonna sul grande schermo durante le messe. Sullo sfondo il cielo, ricordavo, era come adesso pieno di Croci, bianche e nitide, su uno sfondo blu intenso. Ogni volta che alzavo gli occhi, lo scenario cambiava e nuove croci si erano formate. Cercai di scrutare bene il cielo, magari alla ricerca delle scie di qualche aereo, ma non notai altro. In più, le nuvole a forma di croce si distendevano a bassa quota. Mi convinsi che anche questo era la magia di Medjugorje. Mi girai in direzione di Vitocchio e Andreina – a che punto erano? Vitocchio se ne stava sotto la grande statua e stava bagnando i suoi fazzolettini con le goccioline che trasudavano dalla effigie. Andreina era dietro di lui e aspettava il suo turno. Ci avvicinammo anche noi. Noemi era assorta e guardava quelle strane nuvole. Rivolgendosi a me mi disse: «Hai visto il cielo?». Le risposi: «È mezzora che l’osservo. E’ uno spettacolo!». Andreina era arrivata sotto la statua e con devozione raccoglieva le lacrime mentre Vitocchio, dopo aver consegnato i fazzolettini a Noemi, stava armando la sua macchina fotografica per immortalare le nuvole.

6.13 La tortora ci porta un saluto

Tutti insieme, con la tristezza negli occhi, ci avviammo verso le macchine. Era proprio giunta l’ora di partire. Mentre percorrevamo il viale alberato che conduceva al parcheggio – sempre con lo sguardo all’insù verso quel cielo incredibile – un battito d’ali alle spalle mi sorprese. Era la tortorella che, con una virata repentina, si era posata proprio ai nostri piedi, a nemmeno un metro di distanza. Alzando la sua testolina, sembrava che ci stesse esaminando. Lo interpretai come un saluto, era venuta a salutarci. Mattia, che si era incantato, prese la macchina fotografica e fece uno scatto molto ravvicinato. Aveva ripreso il volo salendo rapidamente in cielo e, mentre la guardavo allontanarsi, notai ancora le croci di nuvole che, ora, mi sembravano somigliare quasi a colombe in volo, oltretutto nella stessa direzione. Pensai che la Madonna di Medjugorje si era definita la «Regina della Pace». E in effetti la colomba è il simbolo della pace; ed anche dello Spirito Santo. Tutta questa magia mi emozionava, il mio spirito pareva ubriaco d’amore: come se, d’amore, ne avesse ingerito una quantità enorme e così adesso poteva gioire, saltare e cantare, come un uomo ebbro ed euforico. Stordito e leggero tornai verso la macchina, pensando ancora alla tortora che ci aveva accompagnato in quei tre giorni, dal primo all’ultimo istante.

6.14 Un segno solo per Andreina

Io ed i ragazzi eravamo già saliti nell’auto e aspettavamo Andreina. Ma ella se ne stava come pietrificata, con gli occhi rivolti in alto. Dopo cinque minuti (!) volli allora scendere per capire cosa stesse guardando. Mi avvicinai e quella ex-miscredente, con gli occhi lucidi, guardando il sole, ripeteva continuamente: «Grazie! Grazie! Grazie!». Alzai dunque gli occhi; ma per me il sole era troppo forte. Guardai Noemi cercando conferme, e lei con voce dolce mi disse: «L’aveva chiesto. Aveva chiesto un’altra volta di vedere il sole come in cima al Monte dei Miracoli e il Signore mi ha accontentato». Alzai di nuovo gli occhi al cielo ma per me il sole continuava a essere troppo forte. Anche per Noemi e Vitocchio. Stavolta “doveva essere solo per Andreina!”. Rimasi colpito dalla sua espressione di grazia e continuai a guardare a lungo il suo volto: era bellissima. In quei lunghissimi minuti non sbatté mai le palpebre. Quello che vedevo, ai miei occhi, era come un quadro incantato, con lo sfondo della Chiesa di Medjugorje ed il cielo pieno di Croci. Pensai che, finalmente, aveva avuto quello che cercava: “una Santa bastonata in testa”.

6.15 La partenza da Medjugorje

Ci eravamo messi in moto. Io davanti e Vitocchio dietro. Partimmo in direzione Spalato dove volevamo giungere per le 7 di sera. Come da piano d’attacco, seguii le indicazioni per Grude. Inoltrandoci all’interno, avremmo potuto vedere un po’ di vera Bosnia Erzegovina. Medjugorje, negli ultimi anni, per ovvi motivi era diventata un’isola felice, un posto a sé rispetto al resto del paese. Via, via che ci allontanavamo il paesaggio cambiava e diventava più selvaggio: le abitazioni erano piccole e in condizioni di degrado. Incrociammo più volte animali da pascolo che camminavano liberi sulla strada.

6.16 Le 16 bottiglie di liquore

Ogni tanto si vedevano dei banchini che vendevano prodotti tipici. Ad uno particolarmente carino decisi di fermarmi. Volevo comprare dei melograni da riportare a casa; notai che esibiva alcune bottiglie con dei liquori colorati, fatte a mano in vetro spesso, e di forma bizzarra. Ne presi tre a forma di strega, due a forma di donna nuda e altre a forma di cuore. Erano sedici in tutto, per 80 euro di spesa. Lo sconto? Tre o quattro melograni. Noemi mi disse che poteva essere più di uno stipendio di un operaio. Lo capii dal volto soddisfatto della donna. Pensai che andava bene così. Avevamo fatto un affare entrambi: 5 euro per ogni bottiglia di grappa dal vetro lavorato erano comunque pochi.

6.17 La dogana con la Croazia

Ripartiti, proseguimmo verso la dogana con la Croazia. Là incontrammo funzionari cortesi. Ancora ricordo l’espressione di uno di loro quando risposi che eravamo stati a Medjugorje. Forse non capiva proprio cosa potessero trovarci le persone in quel posto. Pensai: «Se sapesse solo quello che abbiamo vissuto in quei  tre giorni… peccato che non si rendano conto di quello che hanno. . . ». Dopo circa 15 chilometri andavamo spediti sull’autostrada, in direzione Spalato, come sempre deserta.

6.18 Arrivo a Spalato

Arrivammo puntuali al McDonald’s, alle sette di sera, nonostante l’intenso traffico cittadino di Split. Non riuscivamo a trovare un per via della partita di calcio della squadra locale; senza contare qualche mio piccolo errore di percorso! Sostammo infine su di un sollevatore d’auto, lasciato incustodito. Un meccanico lo aveva lasciato libero dopo aver chiuso l’officina. Sperando che non tornasse sui suoi passi, lasciammo le macchine insolitamente sollevate e via al McDonald’s! «Marco, quanti hamburger vuoi?» Rispose che ne voleva ben nove». Vitocchio guardò Marco con una smorfia di disgusto. Per Vitocchio – tanto lì non gli piaceva niente – ordinai io un menù, e ci regalarono un bicchiere firmato Coca-Cola. Io e Andreina optammo per il solito BigMac e Noemi non trovò altro senza glutine che una bella insalatona. Mi divertivo a guardare Marco che s’ingozzava, piccino, come uno che non mangiava da mesi. Vitocchio invece combatteva la sua solita guerra, cercando di richiamare all’ordine ketchup e maionese, che puntualmente esplosero da tutte le parti.

6.19 L’imbarco per il ritorno

Dopo la simpatica cena, visto che il meccanico non era ancora tornato, raggiungemmo il porto di Spalato. Riconobbi da lontano la nostra nave e volli arrivarci subito; ma delle persone ci indicarono a larghi gesti che dovevamo fare un altro percorso. . . C’eravamo persi nel buio del porto finché intra- vidi un’altra nave e svoltai. Vitocchio, poverino, che doveva seguirmi, cominciò a non capirci più niente. Arrivati sotto il portellone ci fecero segno di non provare a salire. Fortuna volle che un signore, molto gentile, ci venisse incontro e, parlando un po’ d’italiano ci accompagnasse alla dogana ed al giusto punto d’imbarco.

6.20 Incredibile, ma vero!

Fermo al controllo documenti, vidi sulla destra un gruppo di circa cinquanta persone che guardavano tutte nella mia direzione. Gesticolavano con le mani e mi salutavano.

«Nooooooooo!!!»

Le due donne, che mi perseguitavano a Medjugorje, le quali mi avevano scambiato per Paolo Brosio, erano in proprio in mezzo a quel gruppo! Non sapevo dove nascondermi. Il doganiere che controllava i passaporti mi guardò mentre stavo scivolando sotto il sedile dell’auto. Insospettito, infilò la testa dentro l’abitacolo chiedendomi i biglietti d’imbarco. Andreina, seduta accanto a me, era accorsa in mio soccorso mostrando lesta i biglietti. «Parcheggiate lì, dovete fare il check-in» disse il doganiere scrollando il capo. Spostai la macchina: «Aiuto!» Il gruppo di persone si stava avvicinando e, notai dallo specchietto, la guardia stava annotando il nostro numero di targa! Nel mentre quel caprone di Vitocchio, nella sua BMW, rideva come un matto. Mi avevano circondato, non avevo più scampo. Rivolgendomi ad Andreina urlai: «Ma, non mi avevi detto che partivano sabato!». Andreina, per tutta risposta, aprì il finestrino invitando gli ammiratori. La ragazza bionda più giovane, con un sorriso da orecchio a orecchio, si avvicinò subito e disse: «questo è il mio fidanzato, un suo grande ammiratore». Il ragazzo si accorse subito che non ero Paolo Brosio, e risposi: «Ragazzi, mi dispiace ma non sono io». Mentre il ragazzo si allontanava, la bionda insisteva: «La prego, gli dica che è lei». Risposi: «Mi dispiace». In quel momento furono richiamati dal loro capogruppo e si allontanarono: non c’era niente da fare, la ragazza era convinta che io fossi Brosio e, ai suoi occhi, la facevo solo arrabbiare come se non volessi ammettere la realtà, come se non la considerassi abbastanza importante per rivelarmi. Anche sua madre, come lei, non mostrava il minimo dubbio fino ad implorarmi: «Ti prego, solo un autografo!». Per fortuna il capogruppo le aveva ormai afferrate per un braccio, allontanandole da me.

6.21 A bordo della nave

Finalmente, potemmo scendere dalla macchina e fare il check-in. Una volta sulla nave, mandai Vitocchio a prendere le chiavi della cabina mentre me ne stavo in disparte, sperando di non incontrare più le due donne. Mi misi la solita giacca a vento gialla con il cappuccio e andai sul ponte per vedere Spalato di notte; allontanandomi dal bar non avrei rischiato di incontrarle. Presi la solita Demidoff, o qualcosa del genere, e mi sedetti ad un tavolino all’aperto dove non c’era nessuno, forse per il freddo. Anche quella sera la luna risplendeva: la salutai tirandogli un bacio e mi accesi una sigaretta. Poi la nave accese i motori e si allontanò dal porto: rientrai e diedi la buonanotte a Vitocchio e Noemi, che se stavano ancora al bar. Mi diressi verso la cabina, prendendo un corridoio laterale, sperando di non incontrare nessuno. Non l’avessi mai pensato, mi venne incontro la più anziana insieme ad altri amici. Con fare risoluto mi fermò e mi disse: «Ascolti, io sono una mamma, mi dica la verità, dica a tutte queste persone chi è lei, la prego». «Signora, mi dispiace tantissimo ma non sono io» risposi e continuai dicendo: «Se vuole, gli faccio vedere i documenti». Abbassò gli occhi ma non si la- sciò convincere. Mentre mi allontanavo la sentii sussurrare: «Non vuole dircelo ma è proprio lui». Un’altra voce di donna gli rispose: «Anch’io, sono sicura che è lui». Affrettando il passo urlai dentro di me: «Aiutoooo!». Finalmente raggiunsi la cabina. Mi avevano lasciato il posto sulla cuccetta in alto. Mi infilai subito sotto le coperte e rimasi a lungo con gli occhi aperti, ripensando a quanto mi stava succedendo. Quando mi sentii in salvo dall’aggressione subita pensai: «Che spettacolo!». Mi venne da ridere, chiusi gli occhi e mi addormentai.

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