3 GIORNI A MEDJUGORJE

ilbiribino

12 Novembre 2015

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Capitolo 4

4 Primo giorno a Medjugorje

Alle sette di mattina, sbarcammo al porto di Spalato, in croato “Split”. Decidemmo di passare la mattinata lì per visitare la città. Però, prima d’ogni cosa, dovevamo trovare una farmacia, in cerca di un antidiarroico. Vitocchio, che non parla una parola in nessuna lingua a parte il “palombarese”, si diresse verso una farmacia. Io dissi ad Andreina di andare con lui altrimenti immaginavo cosa ci avrebbe riportato. Dopo un’attesa lunghissima ritornarono, dicendo che erano dovuti andare a cambiare i soldi perché non accettavano gli Euro e, finalmente, ci impasticcammo tutti.

4.1 Split

Carichi d’ottimismo, grazie alla tranquillità – per lo meno ipotetica – dovuta alle pasticche, decidemmo di iniziare il tour. Spalato ha una storia avvincente: fu fondata da Roma circa quattrocento anni prima di Cristo: fu poi città dell’Impero Bizantino e, per quattro secoli, fece parte della Repubblica di Venezia. Alla fine del diciottesimo secolo entrò a far parte dell’Impero Austro-Ungarico fino a quando fu reclamata la coscienza nazionale croata. La magia di Spalato è il centro storico: in particolare la cattedrale di San Doimo, con il suo famoso campanile, inserita dentro le mura del Palazzo Diocleziano. Questo tempio pagano, dove si sterminavano i cristiani, nel VIII secolo divenne una cattedrale cristiana. Ci inoltriamo per i vicoli della città: bei negozi incastonati alle storiche mura ed un accenno di felicità nel volto di Andreina, campionessa mondiale dello shopping. Giungiamo al campanile, dopo svariate pause alle vetrine, dove anch’io compro una casina in pietra in miniatura, con i fiori alle finestre.

4.2 La Croce patente

La chiesa, vista da vicino, era spettacolare. Entrammo da un portone finemente intagliato e rimasi colpito dalla stuolo di simboli templari: la croce patente, a braccia eguali, era disegnata dovunque. Era anticamente il simbolo della vita, alla base del mondo ebraico. Si ottiene sovrapponendo due V, l’una rovesciata rispetto all’altra. La V con il vertice in basso rappresenta la donna, mentre l’altra con il vertice in alto identifica l’uomo. L’unione di queste due V rappresenta la procreazione, la vita. Sovrapponendole si simboleggia l’unione tra uomo e donna e quindi la procreazione e la vita. Se aggiungiamo due righe orizzontali a chiudere i triangoli di ogni V si ottiene la stella di Davide. Le stesse due V aperte a 90 gradi e fatte coincidere sul vertice formano appunto la croce templare a bracci uguali.

4.3 Il Beauceant

Anche il “Beauceant”, il sigillo templare, era là a rappresentare un concetto fondamentale nelle dottrine esoteriche. Esso è costituito da due zone simmetriche di colori opposti – di solito bianco e nero – e rappresenta due forze cosmiche opposte e complementari: la lotta fra il bene e il male, il costante dinamismo dei due principi fondamentali che muove e governa il mondo.

4.4 La Cattedrale di San Doimo

Mentre stavo ammirando il pavimento a quadri bianchi e neri, posto sul pulpito, e la forma esagonale dello stesso – figure che appunto inglobano la Stella di Davide – Marco il mio bimbo, aveva avvertito il solito dolore al pancino: «Aiuto!», «Anche lui!», «Speriamo di no!». Andreina e Noemi si misero subito alla ricerca di un bagno e, dopo dieci minuti, tornarono soddisfatte. Marco stava meglio. Decidemmo di salire sul campanile per vedere dall’alto Spalato. La scala si presentava angusta, i gradini avevano un’alzata esagerata, e la larghezza della stessa sarà stata al massimo 60 cm. Questo esercizio non era il massimo per il mio disturbo: «speriamo bene», pensai. Arrivati in cima lo spettacolo aveva ripagato la scalata: Vitocchio, Marco e Mattia cominciarono a scattare foto in ogni direzione. Si vedeva il porto e quanto era rimasto del Palazzo Diocleziano.

4.5 300 profezie avverate

Nel frattempo mi ero seduto sul davanzale di una delle tante finestre del campanile e osservavo la costruzione esagonale sottostante che mi ricordò la stella davidica. La mia mente cominciò a vagare e si fermò assediata da un dilemma che mi tormentava da diverso tempo. La venuta di Gesù avvera- va più di trecento profezie. eppure i sacerdoti del tempio, i leviti e gli scribi, non vollero vedere la venuta del Figlio di Dio, l’unto, il Cristo. Per loro Gesù era, ed è, uno dei tanti profeti di quel tempo. Lo condannarono a morte e lo fecero crocifiggere dai romani. Poi si sono concretizzate le paure e le angosce del popolo Ebraico, le persecuzioni, le guerre ininterrotte. Basti pensare a Napoleone, ad Hitler, alle persecuzioni e ai massacri in Russia e tutt’oggi alla Terra Promessa dove regna la guerra. Forse che Dio si aspettasse dagli ebrei un pentimento, una conversione, un riconoscimento dei propri errori? D’altro canto, nella Bibbia, nei libri profetici, X-VII secolo a.C., era stato previsto che Gesù non sarebbe stato riconosciuto e che sarebbe stato crocifisso.

Il Salmo 22, scritto circa 1000 anni prima della venuta del Cristo, riporta le stesse parole pronunciate da Gesù in punto di Morte:

«Dio mio, Dio mio, perché? Perché mi hai abbandonato? Dio mio assente e lontano!»

(Salmo 22:1)

Predizione della Crocifissione 1000 anni prima del suo adem- pimento:

«Mani e piedi mi hanno forato: tutte le ossa mie vado contando, mentre loro mi stanno a guardare. E gli occhi si pascono lieti: la mia veste dividon tra loro, la mia tunica giocano a sorte.»

(Salmo 22:16-17)

Morte e Resurrezione di Gesù Cristo, predetta settecento anni prima della sua venuta dal profeta Isaia:

«Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Come l’agnello condotto al mattatoio, come la pecora muta davanti a chi la tosa, egli non aprì la bocca. Dopo l’arresto e la condanna fu tolto di mezzo; e tra quelli della sua generazione chi rifletté che egli era strappato dalla terra dei viventi e colpito a causa dei peccati del mio popolo? Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte, egli è stato con il ricco, perché non aveva com- messo violenze né c’era stato inganno nella sua bocca. Ma il SIGNORE ha voluto stroncarlo con i patimenti. Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni, e l’opera del SIGNORE prospererà nelle sue mani. Dopo il tormento dell’anima sua vedrà la luce e sarà soddisfatto; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, si caricherà egli stesso delle loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, egli dividerà il bottino con i molti, perché ha dato se stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori; perché egli ha portato i peccati di molti e ha interceduto per i colpevoli.

(Isaia 53:4-12)

Quindi, potrebbe essere che Dio abbia indurito i cuori dei sacerdoti affinché si realizzassero le Sacre Scritture? A tal proposito mi venne in mente il periodo in cui il popolo ebraico era in schiavitù in Egitto; nel libro dell’Esodo vi è chiara- mente riportato che Dio indurì il cuore del Faraone affinché tutte le dieci piaghe si potessero compiere, compreso lo sterminio dei “primogeniti”. Cosicché senza l’intervento Divino, il faraone si sarebbe arreso prima a Mosè, e probabilmente anche i bambini si sarebbero salvati. Si potrebbe pensare a un intervento Divino, ma forse è un pensiero troppo crudele. Leggendo il libro successivo, Numeri, si capisce perché Dio abbia così disposto: con le dieci piaghe volle dare al popolo ebraico dei segni forti affinché credessero ciecamente in Lui, e al tempo stesso voleva punire il popolo d’Egitto perché colpevole di idolatria, di comportamenti animaleschi, di incesti ripetuti ormai radicati nel costume. Tornando a Gesù, forse Dio ha indurito il cuore dei sacerdoti sia perché si avverassero le Sacre Scritture sia perché volle punire il popolo ebraico che, nonostante i segni chiari che aveva ricevuto, aveva peccato ripetutamente e gravemente come riportato nell’Antico Testamento.

4.6 Primo pranzo al McDonald’s

Mentre mi torturavo con questi pensieri, fui distratto da Vitocchio che si era attaccato al parafulmine del campanile. Stava aspettando paziente un fulmine che purtroppo non sarebbe mai arrivato, quel giorno c’era il sole. Soddisfatti, decidemmo di scendere e di tornare alle auto parcheggiate al porto, mettendoci nuovamente in marcia. Il connubio Vitocchio-Andreina sulla scelta delle pasticche non era stato dei migliori: io, Vitocchio e Noemi eravamo dovuti andare al bar e consumare qualcosa per usufruire ancora del bagno: «Accidenti», dissi a Vitocchio, «questo virus è davvero potente». Partimmo subito per Medjugorje almeno, una volta arrivati in albergo, potevamo stare tranquilli. Però, prima di partire dovevamo far mangiare Marco. Ricordate? La sua terapia prevede una dieta senza glutine, caseina e uova. Inoltre c’è il problema che non tutto gli piace. Eppure Marco stesso ci suggerì il da farsi: voleva andare al McDonald’s. A noi tutti la sua idea piacque, così avrebbe mangiato un po’ di carne. Di solito chiedeva un numero spropositato di hamburger, scartava il pane e mangiava la carne macinata al suo interno. Prendemmo informazioni ed indicazioni per il Mc- Donald’s di Split: come al solito non poteva che trovarsi in un posto difficile da raggiungere, proprio dentro un centro commerciale. Data la nostra dimestichezza con la lingua croata, solo dopo un’ora giungemmo a destinazione. Credo che Vitocchio non fosse mai entrato in un McDonald’s: ordinai io per lui. Noemi prese un’insalatona – anche lei è intollerante al glutine -, mentre Marco decise di prendere ben nove hamburger! Mentre Marco divorava il suo pasto, Vitocchio era indaffaratissimo a contenere la fuoriuscita della maionese e del ketchup dal suo panino: alla fine avrebbe dovuto farsi una doccia!

4.7 Tragitto Spalato - Medjugorje

Saziati, ci mettemmo in marcia formando la solita carovana e percorrendo per circa due ore un’autostrada deserta, di recente costruzione. Forse per l’ora, non incontrammo anima viva. Dopo l’uscita di Vrgorac, iniziava una strada direi abbastanza stretta, dove due macchine potevano incrociar- si a malapena, e arrivammo alla dogana con la Bosnia-Erzegovina. Dissi al mio equipaggio che avrebbero arrestato Vitocchio, quale tipo sospetto e pervertito, poiché aveva ancora addosso i brillantini sulla pelle, eredità delle centinaia di baci ricevuti alla festa di matrimonio. Scoppiammo tutti in una fragorosa risata: «Incredibile!» Lo avevano fatto passare e così proseguimmo per Medjugorje. Notai il radi- cale cambiamento della zona: avevano aggiunto centinaia di nuovi cartelli, e più ci si avvicinava alla meta e più case in costruzione si vedevano. Mi venne da pensare che, dove appare, la Madonnina non porta solo giovamento all’Anima! Arrivati a pochi chilometri da Medjugorje, sentii una forte emozione al petto: una sensazione di gioia e amore, la presenza dello Spirito Santo. Come dice la Bibbia: «Il mio cuore si rallegrava».

4.8 Arrivo in albergo

Diretti verso la chiesa parcheggiammo sulla destra, lungo il viale principale. Si diresse subito verso di noi un tassista dicendo che lì non potevamo stare perché era una zona riservata a loro. Pensai che un anno fa non vi erano taxi; ora saranno stati venti, tutti in fila a fare affari. Spostammo le auto in una stradina laterale: come al solito mi facevo guidare dall’istinto ed andammo sul parcheggio di un albergo. L’albergatore ci disse che era tutto pieno e ci consigliò di andare lì accanto, alla “Bevanda”. Così facemmo. Il concierge che ci accolse disse di avere camere disponibili e subito ne prendemmo possesso. Mi chiusi subito in bagno. Gli altri mi capivano e non mi dissero nulla. Il dolore era fortissimo, la zona era molto infiammata ma, per fortuna, dopo un po’ passò. Mi consolai vedendo che dalla finestra della camera, posta al quarto piano, si vedeva la chiesa di Medjugorje: ad- dirittura, anche se mi stendevo sul letto continuavo a vederla. Per me era una visione celestiale, e mi sentivo bene solo a guardarla.

4.9 Iniziava l’avventura

Dopo un’oretta, alle 5 del pomeriggio, ci ritrovammo tutti giù davanti all’ingresso dell’albergo. In una breve riunione decidemmo il piano d’azione per i soli tre giorni a nostra disposizione. Quella sera era prevista una passeggiata in centro oltre la visita alla chiesa. Volevamo prendere anche la Santa Messa. Al comando: «Famiglia capronica, in marcia!», ci avviammo verso il viale che fronteggiava la chiesa, a circa 50 metri dal nostro albergo. Ci si presentava un susseguirsi continuo di negozi che esponevano oggetti sacri. Vitocchio fu subito colpito da un accendino gigantesco che riportava l’effige della Madonna. Ci venne da commentare: «L’hanno messa anche sugli accendini!». Con uno sguardo reciproco, senza parlare, ci siamo passati la stessa opinione sul cattivo gusto di quei commercianti.

4.10 Non glie somiglio pe’ gnente!

Dopo meno di un minuto sulla strada centrale di Medjugorje, vedemmo un uomo attraversarla di corsa dirigersi proprio verso di me. «Scusate, mia moglie e io siamo suoi grandi ammiratori, la prego… un autografo?». Risposi: «Guardi che mi sta scambiando per qualcun altro». «Mia moglie mi ha detto che lei è Paolo Brosio!» «No,» risposi, «non sono io». E deluso si allontanò. Salutai con un cenno della mano la signora, seduta sopra un tavolino dall’altra parte della strada. Tutti si misero a ridere. “Incredibile, allora gli somiglio veramente davvero” pensai. Molti ospiti del mio agriturismo mi avevano detto la stessa cosa, addirittura che anche la voce era uguale, ma io, guardando Paolo Brosio in televisione, non coglievo questa forte somiglianza. Lo scambio di persona non mi era poi dispiaciuto, perché stimo molto Brosio. Ne rimasi quasi lusingato e, ancora con il sorriso sulle labbra, ci avvicinammo alla Cattedrale. Mentre camminavo pensavo che bella persona era diventato Paolo Brosio: aveva avuto una conversione rapida e direi senza riserve. Questi, secondo me, sono i veri miracoli della Madonna di Medjugorje. Anziché impuntarci sulle verifiche e sull’autenticità fisica dei miracoli, non si nota quanto ogni giorno, a Medjugorje, vi siano centinaia se non migliaia di conversioni, proprio come quella di Paolo Brosio. Ho seguito una sua intervista in cui cercava di spiegare com’era avvenuta la sua conversione; con le lacrime agli occhi cercava di spiegare quello che aveva sentito nel cuore e come l’intervento della Madonna sia stato fondamentale per il suo cambiamento totale di vita; come aveva finalmente dato un senso alla sua esistenza e come era uscito dalla rabbia che tutti noi proviamo a vivere in un mondo senza senso, inventato da noi, e lontano dalla nostra natura. L’uomo ha bisogno di amore: la sua vita, il suo lavoro, i suoi obiettivi ed anche la sua famiglia non hanno senso senza l’Amore. Il pensiero, fuorviato da chi ci circonda e dai mass media, individua quali scopi primari il successo, i soldi, l’essere migliori e superiori d’altri uomini, il vestirsi bene, l’avere una bella macchina. Ma, mentre gli anni se ne vanno alla ricerca di queste cose, se ci fermiamo a riflettere, non troviamo nemmeno un attimo di vera felicità. Ed anche se la macchina nuova, di grossa cilindrata, è proprio una bella soddisfazione, è una gioia effimera che in breve decade: quando andiamo dal meccanico o quando cambiamo le gomme! In realtà più si ha e più problemi si hanno, senza contare l’invidia e la cattiveria che purtroppo suscitiamo negli altri.

4.11 I mass media, strumento preferito da Satana

Questo è il successo di satana nel nostro mondo. Lui riesce bene a controllare la nostra mente ed a indirizzarci, a dare importanza a cose che non hanno importanza. In pratica, ci distoglie dal vero scopo della vita, ci rende persi dietro tutto ciò che non serve, ci distrae dall’amore, da Dio e dall’esame che ci aspetta alla fine dei tempi. Satana si potrebbe consi- derare il selettore, il filtro per il Regno di Dio. E sta facendo così bene il suo lavoro che la Madonna è costretta a inter- venire continuamente, in difesa della nostra stupidità, della nostra mediocrità. E pensare che per capire che Dio “esi- ste” basta guardare una foglia, non c’è nemmeno bisogno di alzare gli occhi al cielo. L’ignoranza e lo stato di torpore tra- smesso da satana accecano la nostra mente e il nostro cuore. Ci fidiamo di tutte le stronzate che ci raccontano, compreso Darwin, e non abbiamo ancora capito che i mass media sono lo strumento preferito da satana: grazie a questi, adesso egli lavora senza nemmeno doversi alzare dalla poltrona.

4.12 La ricompensa che spetta a chi segue Gesù

Vitocchio, fotografando anche le formiche, mi distolse dai miei pensieri. Guardandomi intorno, mi accorsi che qualco- sa non andava. «Accidenti, ma mi guardano tutti», pensai. Mi stavano indicando, e anche Noemi e Andreina avevano colto alcuni commenti su di me delle persone che ci incro- ciavano. La mia somiglianza con Brosio cominciava a essere preoccupante: mi misi gli occhiali da sole, anche se era sera, sperando di passare inosservato. La cosa positiva era che la mia comitiva se la stava spassando e non faceva altro che ridere. Approfittando delle pause degli altri, cercavo sempre dove sedermi, cercando di contenere il mio disturbo. Gli altri stavano meglio. Non capivo perché a me le pasticche non ave- vano fatto effetto. Seduto, mentre aspettavo che Vitocchio finisse il suo reportage sulla vita degli insetti a Medjugorje, mi venne sempre da pensare a Brosio ed al suo radicale cambiamento: sapevo, come penso sapessero tutte le persone a Medjugorje, che aveva aperto proprio qui una casa famiglia per bambini orfani e anziani. Che bello, vorrei anch’io fare un volta-pagina come lui; ma forse non sono ancora pronto, devo pensare a Marco e a tutta la mia famiglia, senza pensa- re ai miei debiti. Brosio era libero da legami. Si era lasciato con la moglie e non avevano figli. Suo padre, mi sembra, era già venuto a mancare. Mentre io avevo due bambini, di cui uno con tanti problemi. . . Conclusi che dovevo rimanere ben ancorato alla vita di tutti i giorni. Mi venne in mente la parabola di Gesù in cui si parla della ricompensa che spetta a chi lo segue:

«In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del Vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna.»

4.13 La tortora

Vedendomi pensieroso e seduto, Vitocchio fece qualche scatto anche nella mia direzione, distogliendomi dai miei pensieri. Andammo nel retro della chiesa, volevo far vedere a tutti la statua in bronzo dalla quale inspiegabilmente uscivano delle goccioline, all’altezza del ginocchio. Non riuscendo a trovar- la dissi a Noemi: «Forse l’avranno spostata». Ci trovammo d’un tratto, senza sapere il perché, su un giardinetto laterale dove, sopra una fonte, sgorgava continuamente dell’acqua. Vi era un gran crocifisso in legno con centinaia di lumini accesi innanzi. Si trattava senz’altro di uno spazio destinato alla preghiera. Marco si diresse subito verso di me chiedendomi dei soldi; voleva accendere qualche lumino. Io mi ero seduto sulle panchine a semicerchio intorno al crocifisso. Notai una colomba bianca sul braccio destro della croce, ad una distanza di non più di tre metri. Guardandola meglio mi accorsi che si trattava di una tortora. La tortora è citata sulla Bibbia da David. Poiché gli sembrava che i nemici di Dio avessero preso il sopravvento, nella sua disperazione, Davide pregava:

«Non abbandonare alle belve la vita della tua tortora…»

(Salmo 74:19)

Dopo venti minuti, la tortora era ancora al suo posto, sul lato destro della Croce. Ciò mi sembrò fuori dal comune; inoltre la croce era continuamente sfiorata dal passaggio di molti fedeli. Guardai Mattia seduto alla mia destra e gli dissi: «Ti sembra normale che quella tortora non si muova di lì? Nel nostro giardino non stanno mai ferme e non si fanno mai avvicinare». Mi rispose con un «No!» netto. Pregammo tutti, in silenzio, ne sentivamo credo, tutti, il desiderio. Dopo ulteriori quindici minuti, al richiamo delle campane che annunciavano l’inizio della Santa Messa, ci alzammo per avvicinarci alla chiesa. La tortorina ancora stava lì: mi avvicinai il più possibile e anche lei, camminando sul braccio della croce, si avvicinò verso di me e incredibilmente, mi fissa- va immobile. Passarono secondi lunghissimi finché, chiamato da Vitocchio, mi allontanai. Non dissi niente a nessuno, ma rimasi leggermente turbato: pensai che forse era un segno, ma cosa voleva dire? La risposta, come per magia, arrivò subito dalla bocca del mio Mattia che mi chiedeva se, nel “Nome del padre”, lo Spirito Santo fosse a destra o a sinistra. Forse, la tortorina, era un segno dello Spirito di Dio. Forse aveva anche un significato più profondo, che a tutt’oggi devo ancora interpretare.

4.14 La Santa Messa

La Santa Messa stava iniziando. Si svolgeva all’aperto, davanti a un grande altare coperto con un tendone. La chiesa non avrebbe infatti potuto contenere tutti i presenti. Trovammo posto a destra, forse un po’ lontani, e rimasi ancora colpito dallo scenario che si presentava. Era l’ora del tramonto con dei colori fortissimi; sembrava di prendere la Santa Messa direttamente in cielo, vicino a Dio. Il mio cuore si riempì di felicità, la magia di Medjugorje continuava. La liturgia era in croato, ma i Vangeli recitati in tutte le lingue. Prendemmo tutti la Comunione in una delle tante lunghe file che si formavano nei corridoi e, finita la messa con la pace nel cuore, ci avviammo affamati verso l’albergo.

4.15 La zuppa

Vitocchio già pregustava la cena. Avevamo chiesto alla cuoca una zuppa con riso e senza glutine, per Marco e Noemi. Avevamo però molti dubbi che avesse capito. . . Mentre Vitocchio non pensava ad altro che alla zuppa. Mentre camminavamo, fummo tutti colpiti da una torta esposta in vetrina, forse per la fame; specie Noemi e Andreina non riuscivano ad allontanarsi da quella visione ghiotta. Vitocchio esclamò: «Andiamo! Una zuppa vitocchiosa ci aspetta!». Pareva la zuppa più buona del mondo. Marco ne divorò un piattone e Vitocchio bramava il terzo piatto. Purtroppo non ce n’era più.

4.16 Preparazione Spirituale alla scalata al Krizevac

Durante la cena organizzammo la giornata successiva: la scalata al Krizevac, il monte della Croce, spesso citato come “Monte dei Miracoli”. Io e Marcolino l’avevamo scalato l’anno prima ed era stata un’esperienza indimenticabile. È alto più di cinquecento metri e sulla sua sommità i parrocchiani di Medjugorje, nel 1934, hanno eretto una grande croce in cemento armato a ricordo dei 1900 anni dalla morte e Resurrezione del Cristo: alta più di otto metri, contiene una reliquia della Croce dove morì Gesù. Un atto di certo gradito al Signore, partito dal cuore di povera gente che viveva di stenti, ma che credeva in lui con tutto il suo cuore. Con una colletta coprirono le spese e con tanta fatica, ma tanto entusiasmo per la spinta motrice dell’amore, avevano eretto la Croce. Dio, riconoscente, ha graziato e aiutato migliaia di persone sul Krizevac, compresi me e Marcolino. Ero così felice che stavolta tutta la mia famiglia ed i miei amici del cuore, potessero percorrere quel sentiero erto che avvicina gli uomini a Dio. Cercai di esprimere questi sentimenti a tutti, durante la cena, affinché il giorno dopo ciascuno di noi pensasse ad un atto di fede e devozione. E, una volta saliti al monte, potessimo aprire senza riserve il cuore al Signore ed al suo Spirito. Vitocchio aveva sentito dire a Roma, parlando con altre persone che erano state a Medjugorje, che alcuni scalavano il Krizevac scalzi. Ribadii che secondo me era già un’impresa scalarlo con le scarpe: i sassi erano appuntiti e taglienti oltre che scivolosi. Dissi a tutti della signora anziana, in nero, che l’anno prima alla base del monte aveva regalato a me ed a Marco il sacchetto con l’acqua, i melograni ed il succo. Con queste intenzioni volevamo procedere alla scalata con un pranzo fugace al sacco consumato in vetta.

4.17 Cominciavo a dubitare di poter andare sul Krizevac

Marco e Mattia, stanchi, cominciavano a sbadigliare. Soddisfatti della bella giornata ci avviammo al letto. Il mio ventre, indolenzito, cominciava a brontolare: «Accidenti!», «Di nuovo!». Corsi al bagno, e stavolta il dolore era davvero lancinante. Mi bruciava terribilmente il sederino. Ma la preoccupazione più grande era il dubbio di dover rinunciare al Krizevac: come avrei potuto scalarlo con un disturbo del genere? Anche se tutto faceva pensare al peggio, non persi la speranza e dissi una preghiera. Così mi addormentai.

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