3 GIORNI A MEDJUGORJE

ilbiribino

18 Novembre 2015

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Appendici

Alcune testimonianze di guarigioni inspiegabili

Tratte dall’archivio dell’A.R.PA. – L’associazione scientifica Regina Pacis, fondata da alcuni medici italiani nel 1983. Presso l’ufficio per le constatazioni delle guarigioni straordinarie aperto dalla stessa A.R.PA. a Medjugorje.

Mirko Brkic, Banjaluka, Jugoslavia (marzo ’82)

Si era fratturato una gamba. Nell’ospedale di Banjaluka gli avevano messo un chiodo; e poi era stato curato nell’ospedale di Belgrado, ma sotto il ginocchio gli si era formata una piaga che non si chiudeva. I ripetuti interventi non avevano arrestato il male e la piaga diventava sempre più profonda: ormai si vedeva l’osso. A questo punto veniva deciso di amputare la gamba. La famiglia di Mirko fece allora voto alla Madonna di Medjugorje, pregando e digiunando. Ed ecco che, alla vigilia del giorno fissato per l’amputazione, la piaga improvvisamente si richiuse. Meravigliati, i medici rinunciarono all’operazione. Dopo qualche giorno la piaga era completamente cicatrizzata.

Marija Brumec, Maribor, Slovenia (agosto ’83)

Nel giugno dell’82 è caduta dall’alto di un carro di fieno fratturandosi la spina dorsale. Diagnosi: l’undicesima vertebra è spezzata, schiacciata; e aderisce con la decima. Nonostante le cure di riabilitazione, Marija viene dichiarata invalida per il resto della vita. Nel corso di un pellegrinaggio a Medjugorje, nell’agosto dell’83, guarisce all’istante. Ora Marija, nei campi, può fare i lavori più pesanti, come prima dell’incidente: sulle ultime lastre della spina dorsale non v’è traccia della lesione.

Diana Basile, Milano (maggio ’87)

Colpita nel 72 da disgrafia alla mano destra (tremori e impossibilità di scrivere e mangiare) e da completa cecità dell’occhio destro, dovette sospendere il lavoro al Centro Traumatologico di Milano, perché nel novembre 1972 le fu confermata la diagnosi di Sclerosi Multipla e la sospensione per in- validità. Si aggiunsero successivamente difficoltà motorie, l’inutilizzo del braccio destro e una totale incontinenza urinaria e fecale con dermatosi perineale. Dopo un viaggio a Lourdes concluso con un lieve miglioramento, fu sospesa ogni terapia fino all’83, quando subentrò la perdita dell’equilibrio e del controllo motorio. Alla malata, colta da una crisi depressiva, viene proposto un pellegrinaggio a Medjugorje, organizzato dal parroco di San Nazaro, a Milano, don Giulio Giacometti. Ecco la testimonianza della protagonista: «Mi trovavo, il 23 maggio dell’84, ai piedi dell’altare della chiesa di Medjugorje. Una signora mi aiutò a salire i gradini e io mi arrestai alla porta della stanza dove avvenivano le apparizioni. Quando giunsero i veggenti, io riuscii a entrare, inginocchiandomi dietro la porta. I ragazzi caddero tutti insieme in ginocchio e io mi sentii come folgorare… poi più nulla, solo una gioia indescrivibile, con lontani ricordi che riaffioravano… Dopo l’apparizione seguii in chiesa i veggenti camminando da sola, dritta, e mi inginocchiai normalmente, senz’accorgermene… Ma se ne accorsero gli altri, quelli che mi conoscevano, e che mi abbracciarono piangendo.» Rientrando in albergo Diana si accorse di esser tornata perfettamente continente, con sparizione della dermatosi, e di aver riottenuto la possibilità di vedere con l’occhio destro. Il giorno dopo (24/5/84) la signora Basile, insieme all’infermiere, signor Natalino Borghi ha percorso a piedi il tragitto Liubuskj-Medugorje (circa 10 km) a piedi nudi, in segno di ringraziamento (nessuna lesione) e nello stesso giorno (giovedì) è salita sulla montagnetta delle tre croci (luogo delle prime apparizioni). Di questo caso è allegata una vastissima documentazione medica. Sono state raccolte più di cento certificazioni mediche relative a questo caso clinico, sia antecedenti sia successive alla guarigione. La gravità della malattia, naturalmente irreversibile, l’istantaneità della guarigione, le circostanze in cui è avvenuta, la ricchezza delle testimonianze, rendono il caso della signora Basile assolutamente interessante. Il dottor Luigi Frigerio ne ha fatto un’attenta analisi nel volume Le apparizioni di Medjugorje. È proprio la Madre di Dio che appare in Jugoslavia? Su Medjugorje parlano i medici, edito da Mimep Docete nel 1984.

Emanuela N. G., medico (febbraio ’85)

Operata da un anno per astrocitoma al lobo temporale destro, al termine della cobaltoterapia sospendeva anche il cortisone. Tempo dopo, nell’84, decideva d’interrompere una nuova terapia anticonvulsionante – poiché continuava ad avere fino a 15 crisi di epilessia al giorno – per affidarsi all’aiuto di Dio e della Vergine. Per qualche mese le crisi cessavano; ma il TAC rivelava un’enorme recidiva, giudicata inoperabile. Mossa da un vivo desiderio, si reca a Medjugorie. Ed ecco la sua testimonianza: «Nella casa di Vicka, durante un’apparizione, una scarica elettrica mi percorre la colonna vertebrale. Il mio cervello di medico mi dice che tutto ciò non è logico; ma una forza sconosciuta mi spinge a salire sul monte Križevac, la cui cima raggiungo in mezz’ora. Da allo- ra la testa non mi duole più. Ora sto bene, non ho più crisi epilettiche e soprattutto ho una fede autentica in Dio e nella sua Santissima Madre.»

Else Mayr-Harting, Vienna (maggio ’85)

La figlia, dottoressa Elisabeth Schmitz-Mayr, narra nel suo rapporto: «Dovevo recarmi in pellegrinaggio a Medjugorje il 13 maggio ’82, ma il giorno 2 mia madre è stata trasportata d’urgenza alla Prima Clinica Dermatologica di Vienna per un gonfiore al piede destro, con al centro una grossa macchia nera che denunciava una iniziale metastasi a sferetta. La diagnosi: Melanoma, un tumore maligno da operare entro pochi giorni. Ho temuto di perdere mia madre sotto i ferri, perché ha 86 anni e soffre di cuore. Rivolgendo il mio pensiero a Dio, ho portato con me da mia madre dell’acqua benedetta di Medjugorje (la bottiglietta era stata sull’altare durante l’apparizione), con cui ho cominciato a bagnare di continuo il suo piede malato, pregando con tutte le mie forze Gesù e sua Madre come se noi due fossimo là, a Medjugorje. Ho continuato così per tutta quella sera e per i due giorni successivi: ed ecco che, pian piano, l’enfiagione maligna diminuiva e la macchia si restringeva, lasciando dei frammenti neri di crosta sulla garza mentre, sotto, cresceva la pelle nuova. Finché già il giorno 6 mia madre, ristabilita, poteva di nuovo camminare: l’operazione veniva disdetta e il 10 maggio potevo partire per Medjugorje e ringraziare la Vergine.

Bruna B., Ravenna (maggio ’85)

Nel 78, presso il Centro Tumori di Milano, le fu diagnosticato un cancro alle linfoghiandole e prescritta la chemio- terapia. Lei reagì moltiplicando le preghiere. Quando seppe delle apparizioni in Jugoslavia si unì a un pellegrinaggio di Forlì che passò prima per Loreto, dove l’ammalata chiese alla Vergine la grazia di un abbraccio. Giunta a Medjugorje, in chiesa, fendendo la moltitudine si sentì «come spinta» nel- la stanza delle apparizioni, e lì assiste commossa all’estasi dei veggenti, pregando per tutti i malati. Alle 21, finite le funzioni, stava rientrando nel pulmino quando il sacerdote capogruppo le disse: «Corri in chiesa perché Marija, una delle veggenti, chiede di parlarti»; lei accorse, ma nel buio non la trovò. L’indomani il gruppo salì sul Podbrdo e lì, tra le rocce, si sentì chiamare: «Bruna, Bruna!». Era Marija che la cercava e che, abbracciandola, le disse: «La Madonna ieri sera mi ha detto di darti l’abbraccio che tu le hai chiesto a Loreto. Prega tanto, prega per tutti». Al rientro in Italia gli esami medici confermarono la regressione della malattia, fino alla guarigione.

Rita Mary Klaus, Pennsylvania, USA (giugno ’86)

Insegnante universitaria, madre di tre figli, ha sofferto per 26 anni di sclerosi multipla, in continuo peggioramento ed è stata operata più volte perché i due ginocchi si erano flessi all’interno; usava stampelle o carrozzine e soffriva d’incontinenza. Ecco la sua testimonianza: «L’otto giugno dell’86, mentre recitavo il rosario, mi venne il pensiero di chiedere a Nostro Signore la guarigione per intercessione della Madonna di Medjugorje, di cui avevo letto. D’un tratto avvertii in tutto il corpo una violenta scossa, seguita da una sensazione dolcissima che mi lasciò dentro una grande pace». Il giorno dopo Rita ritrovò la sensibilità dei piedi: si tolse gli apparecchi ortopedici alle gambe che le erano tornate dritte e finalmente corse giù per le scale gridando di gioia. I suoi cari, felici, telefonarono al medico curante che ascoltò incredulo; ma la visita fu determinante: non vi era più traccia della sclerosi.

Antonio Longo, Napoli

Il dott. Antonio Longo, pediatra, soffriva da tempo di tumore al colon. Così racconta: «Nella primavera del 1983 cominciai, improvvisamente, ad accusare dei disturbi e dei dolori all’addome. Si trattava di sintomi che, come medico, mi preoccuparono. Decisi di sottopormi a una serie di analisi ed esami clinici in modo da chiarire la situazione. Le risposte non fecero che confermare i miei timori. Tutte le indicazioni lasciavano intendere che fossi stato colpito da un tumore all’intestino. Fui sottoposto a una «emicollectomia a sinistra» ossia mi asportarono, una porzione di intestino che venne sottoposto a esame istologico. Risultato: “Tumore”. II responso fu una mazzata per me. Come medico, sapevo quale avvenire mi attendeva. In quei giorni i giornali parlavano di quello che stava avvenendo a Medjugorje e io sentii subito una grande attrattiva verso quei fatti. Cominciai a pregare, i miei familiari andarono in pellegrinaggio nel paesino jugoslavo per chiedere alla Madonna la grazia di allontanare da me lo spettro del tumore. Al quattordicesimo giorno dopo l’intervento, la ferita si aprì completamente, come se fosse stata appena fatta. E non solo la ferita esterna, ma anche quella interna, quella intestinale, provocando una peritonite diffusa e febbre altissima: le mie condizioni erano gravissime. Rimasi in ospedale quattro mesi, durante i quali i medici tentarono in tutti i modi di chiudere la fistola, ma inutilmente. Tornai a casa in condizioni pietose. Il professor Zannini, luminare della medicina e direttore dell’Istituto di Semeiotica chirurgica dell’Università di Napoli, mi disse che avrei dovuto rassegnarmi: la fistola non sì sarebbe più chiusa. Il 4 aprile del 1989 andai dal professor Zannini per una visita di controllo. Egli constatò che la fistola era sempre in atto, inguaribile. Cinque giorni dopo, il nove aprile, la fistola era sempre là, viva, sanguinante, dolorante, inguaribile. Come sempre, anche quella sera prima di addormentarmi pregai la Madonna chiedendole la grazia di guarire. Al mattino, quando mi svegliai, mio figlio medico venne per la medicazione. Tolse le bende e con stupore constatò che la fistola non c ́era più. La pelle dell ́addome era perfettamente asciutta, liscia, il foro era scomparso. Non potevo credere ai miei occhi. Chiamammo gli altri familiari e tutti constatarono quanto era accaduto. Come avevo sempre detto, decisi subito di partire per Medjugorje per andare a ringraziare la Madonna. Solo lei poteva aver compiuto quel prodigio. Nessuna ferita può rimarginar- si dalla sera alla mattina. Tanto meno una fistola, che è una ferita gravissima e profonda, che interessa il tessuto addominale e l’intestino. Visitato nuovamente dal professor Zannini, costui sentenziò: «Lei è stabilmente guarito». «Professore – domandai – è disposto a dichiarare che sono guarito senza alcun intervento chirurgico e senza fare nessuna cura specifica?». «È la verità» disse e mi rilasciò una dichiarazione in cui, dopo aver riassunto i vari interventi chirurgici che avevo subito e i sei anni di convivenza con quella fistola sorta in seguito alle operazioni, scrisse: «Attualmente la fistola è clinicamente guarita senza alcun intervento chirurgico». La malattia è documentata da un voluminoso dossier di anali- si, radiografie, referti medici e giudizi di specialisti di fama internazionale. E la guarigione è stata improvvisa, totale e persistente nel tempo. In ringraziamento della guarigione prodigiosa ricevuta, il dottor Longo oggi dedica gran parte del suo tempo ad aiutare il prossimo, non solo come medico, ma anche come Ministro straordinario dell’Eucarestia. «Porto la Comunione agli infermi tutti i giorni. Collaboro con il mio parroco a molteplici attività della nostra parrocchia. Ho un bel gruppo di preghiera che settimanalmente si riunisce con me per pregare per i nostri infermi e per tutti coloro che ci chiedono preghiere. Mi rendo conto che molti miei colleghi potrebbero pensare che sono un fanatico. Molti medici infatti non sono credenti e non ammettono l ́esistenza di una guarigione per intervento soprannaturale. Ma glielo assicuro: non sono fanatico, e non sono uno che si lascia guidare dalle emozioni e dall’entusiasmo. Sono un medico, credo nella medicina, ho due figli medici. La mentalità professionale mi ha abituato a riflettere, a osservare le cose freddamente e con distacco. Ho seguito questa mia vicenda con la più scrupolosa obbiettività. Non ci sono dubbi di nessun genere: la mia guarigione non trova spiegazioni razionali. Quello che è avvenuto va attribuito soltanto alla Madonna».

Queste non sono che una minima parte della moltitudine di guarigioni da attribuirsi all’intercessione della Madonna di Medjugorje.

Commissioni mediche sul “Caso Medjugorje”

1a Commissione Medica (1984) Il dossier scientifico francese su Medjugorje dalla quarta di copertina:

Mai il fenomeno dell’estasi era stato sottoposto in vivo a dei test scientifici: elettroencefalogrammi, elettrooculogrammi, riflessi oculari, studi dei potenziali uditivi e analisi di un fatto sorprendente: l’estinzione della voce quando i veggenti parlano con la Vergine (locuzione senza fonazione). Le conclusioni sono di importanza determinante per un dibattito reso confuso: «Allucinazioni collettive», ha scritto la stampa mondiale… No. Quando sono in estasi, questi cinque adolescenti non sognano, non dormono, non sono in stato di epilessi né di allucinazione, né di isteria o catalessi. È escluso scientificamente. Questi studi medici restituiscono ai giovani di Medjugorje così diffamati, le cui qualità umane e cristiane hanno suscitato l’ammirazione di tutti coloro che li hanno visti, la loro reputazione ingiustamente svilita. In loro non c’è nulla di patologico, né allo stato ordinario né durante l’estasi. Prima dell’estasi i ragazzi entrano rilassati, naturali; attenti, disponibili verso gli altri. L’apparizione non è per essi un’idea fissa che li preoccupi, li paralizzi; anzi, l’attesa li vivifica. Prima dell’estasi, nel cervello delle due veggenti, Ivanka e Marija, una volta collegate alle apparecchiature, si registra attraverso l’encefalogramma una fusione di ritmo alfa (o di contemplazione) e di ritmo beta (o di attenzione, di riflessione). Quando ha inizio l’estasi il ritmo beta scompare e si passa al ritmo alfa puro, che è quello dei mistici, dei monaci in preghiera, ossia di contemplazione senza più riflessione. Prima dell’estasi Ivan sobbalza a un rumore di 70 decibel; durante l’estasi, Ivan non reagisce all’impatto con un rumore di 90 decibel (un motore a scoppio a pieno regime). I veggenti percepiscono una persona per essi ben reale “a tre dimensioni” che essi possono persine toccare; «tutti gli sguardi convergono, situando l’apparizione nel medesimo punto» A differenza dei medium delle sedute spiritiche, i ragazzi con- servano una perfetta coscienza della propria identità; i loro visi sono perfettamente armoniosi e rilassati. Il tutto manifesta uno stato di benessere e di felicità. Le loro pupille continuano a reagire alla luce durante l’estasi, ma il riflesso di ammiccamento all’aggressione luminosa cessa totalmente. Un elettro-encefalogramma (registrazione dei movimenti oculari) rivela che, all’inizio dell’estasi, i movimenti oculari di Marija e Ivan si arrestano. Questo è un indice sicuro del- l’obiettività dell’apparizione. «L’interposizione di una persona, di uno schermo o delle palpebre chiuse, non impedisce la percezione dell’apparizione». Gli elettro-encefalogrammi su Marija e Ivanka escludono qualsiasi anomalia cerebrale e qualunque sintomo patologico, così come il sogno, il sonno e l’epilessia. L’osservazione clinica esclude l’allucinazione, l’epilessia, l’ipnosi. «Lo studio clinico dei veggenti in tutte le fasi dell’estasi (prima, durante e dopo l’apparizione) permette di eliminare formalmente qualunque segno comparabile a quelli che si possono osservare nell’allucinazione individuale o collettiva, nell’isteria, la nevrosi o le estasi patologiche». «L’estasi degli adolescenti non è sogno, né epilessia, né allucinazione, né isterismo, né catalessi. Essa non ha niente di patologico e non è perdita di identità, né confusione o simili». Le nostre domande di partenza erano: i veggenti sono sani di corpo e di spirito? Dicono la verità? Gli scienziati rispondono: «Noi non abbiamo ragioni mediche per dire no. Sappiamo noi se i veggenti vedono la Vergine? Ad ognuno sta decidere se deve personalmente dare fiducia (credere) a Vicka, Marija, Mirjana, Ivanka, Ivan e Jakov».

2a Commissione Medica (1985) Il Dossier scientifico italiano su Medjugorje. Tratto dalla presentazione di Flaminio Piccoli:

Medici, uomini di scienza, teologi di diverse nazioni hanno fatto il “punto della situazione”, con un impegno di straordinario valore che stronca alcune polemiche superficiali, che pone altri interrogativi, che apre nuovi orizzonti di luce sul- l’evento. Questo “dossier scientifico”, che riproduce alcuni dei risultati raggiunti, riempie un vuoto e consente ulteriori elaborazioni per il giudizio finale che appartiene alla autorità ecclesiastica. Siamo, anche sotto il profilo di indagini accurate con gli strumenti della scienza più appropriati, dinanzi ad un “mistero”. Chi poi ha avuto il privilegio di assistere alle apparizioni ha avvertito, nella presenza dei ragazzi che vivono con emozione profonda ma conferma e limpida serenità di fede l’evento, un atteggiamento profondo, per nulla influenzato dall’ambiente che li circonda e dalle persone che assistono alle apparizioni. Ma come si concilia tutto questo con l’altra dichiarazione in cui si afferma la certezza morale che “negli eventi di Medjugorje siamo davanti ad un caso di allucinazione collettiva?” Come si giustifica l’anticipazione di giudizi che sconvolgono i fedeli e definiscono “plagiati” i veggenti e tutti noi che siamo andati lì a pregare, a meditare? Nessuna accusa ha fin qui trovato il minimo riscontro. Nessuna prova, anche minima, è stata portata per dimostrare che là opera la “stregoneria”, che si fanatizzano i pellegrini. Scienziati anche non credenti andati a Medjugorje, con i criteri severi della scienza e della sapienza umana, hanno ammesso l’eccezionalità di un evento che non riescono a catalogare.

3a Commissione Medica (1998) “Medjugorje 3” (I risultati scientifici):

Al gruppo di lavoro Medjugorje 3 hanno preso parte:
• Andreas Resch, teologo-psicologo dell’Istituto per lascienza di confine di Innsbruck, in qualità di coordinatore generale;

  • dott. Giorgio Gagliardi, medico, psico-fisiologo del Centro di ricerca sugli stati di coscienza di Milano, membro del consiglio della Scuola Europea Amisi di Milano e del centro di parapsicologia di Bologna;
  • dott. Marco Margnelli, medico psicologo e neurofisiologo del centro di ricerca sugli stati di coscienza, membro del consiglio della Scuola Europea Amisi di Milano e del centro di parapsicologia di Bologna;
  • dott. Mario Cigada, medico, psicoterapeuta ed oculi- sta, membro del consiglio della Scuola Europea Amisi di Milano;
  • dott. Luigi Rovagnati, neurochirurgo, assistente di neurochirurgia, Università di Milano, membro del consiglio della Scuola Europea Amisi di Milano;
  • dott. Marianna Bolko, medico psichiatra e psicoanalista, docente presso la scuola di specializzazione in psicoterapia dell’Università di Bologna;
  • dott. Virginio Nava, psichiatra, primario di psichiatria dell’ospedale di Como;
  • dott. Rosanna Costantini, psicologo, docente presso la facoltà Auxillium di Roma;
  • dott. Fabio Alberghina, medico internista;
  • dott. Giovanni Li Rosi, medico ginecologo presso l’ospedale di Varese e specialista in psicoterapia ipnotica all’Amisi di Milano;
  • dott. Gaetano Perriconi, medico internista dell’ospedale FBF di Erba, Como;
    • prof. Massimo Pagani, medico internista, professore di medicina interna presso l’Università di Milano;
    • dott.ssa Gabriella Raffaelli, segreteria scientifica;
    • Fiorella Gagliardi, segretaria, assistente della comuni- tà.Durante tutte le prove eseguite i veggenti hanno sempre de- ciso in piena libertà, prontamente e collaborando. Da tali ricerche psicologico-diagnostiche emerge quanto segue:
    • In un arco di tempo di 17 anni, dall’inizio delle loro esperienze diapparizione, i soggetti non hanno mostrato sintomi patologici come ad esempio estasi, disturbi dissociativi o di perdita del contatto con la realtà.
    • Tutti i soggetti esaminati, tuttavia, hanno mostrato sintomi che sono legati a reazioni di stress giustificato derivante da un grande stimolo emotivo esogeno ed endogeno, conseguenza della vita quotidiana.
    • In base alle loro testimonianze personali è emerso che l’iniziale e successivo cambiamento dello stato di coscienza è determinato da circostanze insolite che essi solo conoscono e che definiscono come visioni/apparizioni della Madonna.
    • L’esame psichiatrico e psicologico sulle persone, che aveva come obiettivo quello di definire le caratteristiche personali più significative, non può essere reso noto poichè appartiene alla sfera privata.
    • La valutazione psico-fisiologica è stata condotta in quattro diversi stati di coscienza: ”veglia” stato di coscienza alterato (ipnosi con provocazione di estasi) ”visualizzazione di immagini mentali” stato di coscienza alterato (definito come estasi delle apparizioni).prof. Massimo Pagani, medico internista, professore di medicina interna presso l’Università di Milano;

    L’obiettivo era quello di valutare se la condizione di estasi durante le apparizioni, registrata già nel 1985 dal gruppo di lavoro di medici italiani, fosse ancora presente o se fossero intervenuti dei cambiamenti. Inoltre si sono volute analizzare le possibili coincidenze/divergenze con altri stati di coscienza come ad esempio la visualizzazione indotta o l’ipnosi. Le ricerche condotte hanno dimostrato che i fenomeni di estasi possono essere associati a quelli del 1985, con un’intensità minore. L’esame ipnotico dello stato di estasi non ha causato una fenomenologia di esperienze spontanee e pertanto si può concludere che la condizione estatica nelle apparizioni non sia una condizione di sonno ipnotico.

    I nuovi esami scientifici (giugno 2005). FEDE E SCIENZA

    Il neurologo francese dott. Phillipe Loron dopo gli esami pubblicati su due veggenti di Medjugorje:

    “Non so chi vedano i veggenti, ma nessuno li manipola perché sono separati dal mondo”

    Nei momenti in cui dicono di avere l’apparizione i veggenti vivono davvero qualcosa di autentico. La scienza non può dire chi essi vedano e con chi parlino. Sono completamente separati dal mondo esterno e in quei momenti non reagiscono né a stimoli visivi né sonori. E’ stata puntata davanti ai loro occhi una forte luce, è stato provocato rumore nelle loro orecchie, ma essi non hanno reagito per niente – ha dichiarato Phillipe Loron. Gli esami dei veggenti di Medugorje nei momenti in cui dicono di avere l’apparizione della Madonna attestano che sono sani fisicamente e psichicamente ha rilevato a Medugorje in occasione del 24° Anniversario delle Apparizioni il rinomato neurologo francese Phillipe Loron. Lo specialista francese ha svolto a Medugorje con la sua equipe composta da cinque membri test scientifici sui veggenti tentando di spiegare con metodi scientifici che già da circa un quarto di secolo attirano in Erzegovina milioni di pellegrini.

    Gli apparecchi che misurano l’attività del cervello mostrano che tipo di radiazioni emettono durante l’apparizione. E’ interessante che nel tempo in cui dicono di avere l’apparizione essi sono attivi, tengono gli occhi aperti, ma il cervello emette onde che non sono tipiche per tale condizione. «Affermiamo l’assenza di qualsiasi patologia o malattia. Si esclude qualsiasi epilessia o altra malattia nervosa» – ha aggiunto Phillip Loron – che con i membri dell’equipe scientifica ha pubblicato gli esami su due veggenti: Marija Pavlovic-Lunetti e Ivan Dragicevic. Il neurologo Phillip Loron ha descritto lo stato dei veggenti durante l’apparizione anche con le seguenti parole: – «Per il tempo delle loro estasi il cervello è assorbito da una percezione particolare. Il loro cervello è in uno stato paragonabile a un profondo rilassamento, anche se in quel momento essi sono attivi e tengono gli occhi aperti». Secondo Phillip Loron i loro apparecchi sofisticati e le misurazioni elettroencefalogrammi dell’attività del cervello mostrano che i veggenti “vivono qualcosa di autentico”. Tali registrazioni del cervello smentiscono tutti coloro che sospettano che i veggenti manipolino le persone intorno a loro. Essi nei momenti in cui dicono di avere l’apparizione vivono veramente qual- cosa di autentico. «La scienza, però, non può dire chi essi vedano o con chi parlino. Sono completamente separati dal mondo esterno e in quei momenti non reagiscono a stimoli né uditivi, né sonori». E’ stata diretta una forte luce davanti ai loro occhi, si è provocato rumore nei loro orecchi, ma essi non hanno reagito per nulla – ha detto Phillipe Loron.

Supporto scientifico, Darwin non è attendibile

• L’insostenibilità della generazione spontanea. Per gli evoluzionisti la vita si è sviluppata casualmente dalla materia inorganica, ma la generazione spontanea non è mai stata osservata in natura. Nell’Ottocento Louis Pasteur dimostrò in via definitiva che i microrganismi non nascono spontaneamente dalla materia, ma solo da altri microrganismi vivi già presenti, e che quindi ogni vivente deriva sempre da un altro vivente. Ma nei libri di testo non si legge anche che nel 1953 lo scienziato Stanley Miller riuscì a ricreare la vita in laboratorio da una mistura chimica simile al brodo primordiale? La verità è ben diversa. Miller riuscì solo a far scaturire un aminoacido, ma per arrivare da questo a una cellula vivente il salto è lunghissimo. Inoltre oggi gli scienziati sono convinti che la mistura di metano e ammoniaca usata per quell’esperimento non corrisponda all’atmosfera primitiva della Terra. Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche la nascita della vita organica dalla materia inorganica, lungi dall’essere facilmente ricrea- bile come voleva dimostrare Miller, rimane un evento così infinitamente improbabile da sembrare miracoloso. C’è chi ha cercato di quantificare numericamente questa statistica ed è venuto fuori un numero con 40 zeri, cioè la probabilità che su questo brodo primordiale si formi un enzima, è di 1 su 1040. Occorre dunque ri- conoscere che la teoria evoluzionistica sull’origine della vita è una semplice ipotesi, o un atto di fede, ma non certo un fatto.

  • I limiti genetici alla macroevoluzione. Tra le prove ad- dotte a sostegno dell’evoluzione, viene spesso ricordata la resistenza acquisita dei batteri agli antibiotici. Questa però è micro-evoluzione (un piccolo cambiamento interno alla specie), non macro-evoluzione (un passaggio da una specie a un’altra), perché i batteri rimango- no sempre batteri e non diventano un altro tipo d’organismo. Gli evoluzionisti ipotizzano tuttavia che, su lunghi periodi di tempo, la microevoluzione possa dar luogo a una macroevoluzione. Questa estrapolazione teorica, oltre a non essere mai stata osservata, non si concilia però con ciò che l’uomo conosce da secoli ri- guardo alla selezione artificiale delle piante e degli ani- mali. Sembrano esserci infatti dei limiti genetici che impediscono a una specie di trasformarsi in una specie di- versa. I cani, per esempio, pur venendo incrociati dagli allevatori da millenni, spaziano dai chihuahua agli alani, ma sono sempre rimasti cani. Ancor più significativi sono gli esperimenti con i moscerini della frutta, perché la loro breve vita permette di osservare un gran numero di generazioni successive. Tuttavia, nonostante i tentativi di guidarne l’evoluzione, i moscerini della frutta non hanno mai modificato la loro natura. Al massimo è intervenuta qualche variazione, quasi sempre instabile e difettosa. Pare quindi che perfino i tentativi della scienza di manipolare geneticamente le creature verso uno scopo ben definito (l’opposto, si badi bene, del cieco processo darwiniano) incontrino barriere invalicabili che rendono impossibile la macroevoluzione.

I reperti fossili mancanti. Se la teoria di Darwin è corretta, la terra dovrebbe essere ricolma di reperti fossili appartenenti a organismi intermedi tra una specie e l’altra. Dopo 150 anni di ricerche, tuttavia, la situazione appare molto deprimente per i sostenitori di Darwin

(qualcuno si ricorda quando io parlavo della mancanza dell’anello mancante fondamentale? Eppure mi dava- no del pazzo!). La classica immagine dell’albero darwiniano della vita presente in quasi tutti i manuali di biologia, con i rami che si dipartono da un capostipite comune, non trova infatti corrispondenza con le scoperte della paleontologia. Non solo non sono mai stati ritrovati gli “anelli intermedi” tra una specie e l’altra, ma dai ritrovamenti fossili risulta, al contrario, che le specie viventi siano apparse più o meno simultaneamente, già perfettamente formate, nella grande esplosione di vita del Cambriano, circa 540 milioni di anni fa. Tutte le presunte scoperte di forme transizionali intermedie (come l’Uomo di Piltdown, l’archaeopterix o l’archaeoraptor) si sono rivelate, a un più attento esame, errori di valutazione, se non veri e propri falsi costruiti ad arte. Davanti a questi “duri fatti”, il famoso scienziato Stephen Jay Gould è stato costretto a riformulare la dottrina dell’evoluzione proponendo la teoria degli equilibri punteggiati, secondo cui l’evoluzione non avverrebbe per piccoli passaggi nel corso di lunghi periodi di tempo, ma con apparizioni improvvise di nuove specie senza transizione, alternate a lunghi periodi di stasi. È dubbio però che questa teoria possa salvare il darwinismo. Molti colleghi di Gould temono che egli possa diventare «il Gorbaciov del darwinismo» perché i suoi tentativi di salvare la teoria evoluzionista rischiano di distruggerla, così come l’ultimo segretario del PCUS ha distrutto il comunismo sperando di riformarlo.

• L’inesorabile legge dell’entropia. In base alla seconda legge della termodinamica ogni sistema, lasciato a se stesso o al caso, perde energia, degrada e tende al disordine. Questa legge ferrea dell’universo è parte integrante della nostra esperienza quotidiana: senza manutenzione, cioè senza un intervento intelligente dall’esterno, tutte le cose si consumano e vanno in rovina. L’ordine è raro e difficile da ottenere; il disordine, al contrario, è lo stato più probabile. Se prendiamo un mazzo da poker con le carte ordinate per numero e per seme e lo mescoliamo, le carte si mischieranno. Non importa quante volte continueremo a mescolare il mazzo: le carte non torneranno più nell’ordine di prima, a meno che non le rimettiamo pazientemente a posto con un deliberato intervento intelligente. Ebbene, la teoria dell’evoluzione contraddice questa legge, perché presuppone che la natura, lasciata al caso, non tenda verso il caos o il disordine (cioè verso i risultati più probabili), ma evolva verso ordini superiori e complessi, statisticamente più improbabili: dalla materia inorganica alla materia organica, dagli esseri unicellulari a quelli pluricellulari, dagli esseri non intelligenti a quel- li intelligenti. Ma una teoria può fare eccezione alla seconda legge della termodinamica? Lo scienziato Arthur Eddington, già ottant’anni fa, era convinto di no, e disse: «La legge dell’entropia detiene, a mio avviso, la posizione suprema tra le leggi della natura. Se una teoria si trova in contrasto con questa legge, non gli do alcuna speranza. Per essa non c’è niente da fare. È destinata a crollare nella maniera più umiliante».

Di seguito viene riportata per tappe la storia antidarwiniana, senza andare molto indietro, partendo dal 1996: Sul “New York Times”, il professor Behe, scrisse un articolo dal titolo Darwin al microscopio in cui spiegò che a suo giudizio vi sono meccanismi molecolari di «irriducibile complessità» che con il Darwinismo non possono trovare spiegazione e che solo con l’ipotesi di un progetto intelligente potevano avere risposta. M. Behe portò come esempio alcune funzioni cellulari e la coagulazione del sangue. Più tardi M. Behe illustrò meglio i suoi concetti con il libro: Darwin’s Black Box, dove spiegò meglio tantissimi meccanismi con cui il funzionamento avviene dall’interazione di molte parti dell’organismo e che solo la mancanza di una delle funzioni da parte di un organo non avrebbe permesso il funzionamento del processo in atto. Nasce così la teoria della «complessità irriducibile» di M. Behe. L’esempio di Behe per fare comprendere al grande pubblico la sua intuizione è quello della trappola per topi. Behe spiega che anche una semplicissima trappola per topi, composta da soli cinque elementi semplicissimi, per funziona- re ha necessità che i cinque elementi siano tutti funzionanti, mancandone uno soltanto tutta la trappola diviene inutile e quindi secondo le teorie evoluzioniste o la trappola viene messa in funzione già completa o la selezione naturale non avrebbe mai permesso la sua creazione. La trappola per topi ha solo cinque elementi è di semplicissima concezione, l’organismo umano e animale è assai complesso e organizzato. Per M. Behe il caso e la selezione naturale non possono assolutamente spiegare la complessità degli organismi. Un altro contributo di notevole importanza è il libro del matematico W. Dembsky dal titolo “Mere Creation”, che raccoglie i migliori interventi del convegno svoltosi nel 1997 alla Biola University di Los Angeles. Nel suo testo W. Dembsky fa notare che in molti campi della scienza si fa ricorso all’individuazione di un intervento intelligente, nell’archeologia con il ritrovamento di manufatti e oggetti. Con il programma SETI per l’individuazione di messaggi intelligenti dallo spazio. Con la decifrazione di codici segreti, con i disegni traccia- ti nelle caverne. W. Dembsky spiega che non si comprende perché la stessa metodologia non possa ritenersi valida anche nelle scienze naturali e che il DNA, che ha notevoli quantità d’informazioni, non possa ritenersi creazione di un “disegno intelligente”. Nel suo libro viene fatta anche una proposta di filtro che identifichi statisticamente se un risultato è figlio di un prodotto dell’intelligenza o del caso. A un primo livello si verifica se l’accaduto è assai probabile, quindi escludendo da subito un’ipotesi di progetto intelligente. Al secondo livello si verifica se è solo mediamente improbabile, come esempio viene riportata una scala reale a poker. Al terzo livello troviamo solo i risultati assai improbabili e nel caso siano anche “specifici” è logico supporre vi sia una precisa volontà di progettazione. Come esempio viene riportato che se in una partita a carte per cinque volte si verifica una scala reale alla stessa persona in modo consecutivo è più facile supporre con logica che non sia il caso a favorire il giocatore, ma che il giocatore è semplicemente un baro e le scale reali siano frutto di una sua “volontà creatrice”.

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