Cominciamo ad analizare il tempio di re Salomone. Il Templum era orientato da occidente a oriente. A oriente dove era posizionato il Santo Santorum si trova il Sommo sacerdode, sovrastato da un cielo stellato, disegnato sulla volta che sovrasta l’oriente del tempio, in alto sulla parete trovano posizione i simboli della luna, con al centro la lettera d’oro (V) e il sole contenente la stessa V ma rovesciata (Λ).

Simboleggiano la creazione e la vita, l’uomo (principio maschile) è rappresentato da una (Λ) e la donna (principio femminile) dalla (V). Appena sotto un’arazzo lavorato a filo d’oro reca disegnata l’Arca dell’Alleanza a simbolo dell’alleanza tra gli uomini e Dio. Rappresenta il patto stretto da Abramo, da Mosè e da Davide con Dio. Sul fronte principale dell’Arca trovano posizione tre sigilli d’oro ottenuti dall’unione della lettera (V) e dal suo opposto (Λ), sono la croce patente (+) ottenuta facendo coincidere nel vertice le due V, il simbolo della creazione ottenuto dalla sovrapposizione delle due lettere, e la (triplice tau) sigillo di Salomone che nell’antichità veniva rappresentato su un triangolo con un vertice verso l’alto, e vi troviamo riportate 2 parole che hanno lo stesso significato in greco e latino. In greco troviamo scritto «Eurekamen» e in latino «Invenimus» che significano «abbiamo trovato»; sull’altro triangolo, quello che ha un vertice rivolto verso il basso, troviamo un’altra scritta in latino su due lati, mentre il terzo è libero. La scritta è: «Cultor Dei» sul secondo lato e «Civis Mundi» sul terzo. Sembra certo che su questo triangolo anticamente venisse riportato il nome del Rex Deus e che quindi l’iscrizione su tutto il triangolo venisse letta: «A.B. adoratore di Dio, cittadino del mondo», intendendo quindi che il compagno Rex Deus è un credente in Dio e cittadino del mondo, e sottolineando con questo l’universalità del Mandato e di quella dei Rex Deus in particolare. Sul rotolo che divide il cerchio più grande da quello più piccolo, e intorno al cerchio piccolo stesso, vi è un’altra iscrizione molto importante. «Nil nisi clavis deest» che può essere tradotta abbastanza liberamente con: «Non manca nulla se non la chiave». E la chiave è evidentemente la triplice «Tau» che è iscritta nel cerchio piccolo. Infine sotto i tre sigilli d’oro disegnata sull’arazzo la stella di Davide a sei punte (o sigillo di Salomone), anch’essa ottenuta dalla sovrapposizione delle due V chiuse da una riga orizzontale, ha simboleggiare che il patto era tra Dio e il popolo ebraico o popolo eletto. La luna e il sole, come la donna e l’umo, rappresentano i contrapposti i due estremi: “l’inizio e la fine”, “il bene e il male”, “la luce e il buio”.

Quindi i due simboli (V) e (Λ), rappresentano il contesto della vita necessario all’evolversi dell’uomo , evolversi inteso nella direzione spirituale di Dio. Contesto che porta a una scelta tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre tenendo conto che tutto inizia e tutto finisce. Per questo i Rex Deus discendenti dei sacerdoti del tempio “Kohanim” adottarono il “Beauceant sovrastato dalla Croce” come sigillo, e per riconoscersi di solito portavano anelli o medaglioni con impresso questo stemma. Esso è costituito da due zone simmetriche di colori opposti, di solito bianco e nero, rappresenta due forze cosmiche opposte e complementari, la lotta fra il bene e il male, il costante dinamismo dei due principi fondamentali che muove e governa il mondo. Sopra il trono del Gran Maestro dominava il triangolo del principio maschile che inglobava l’occhio della sapienza di Dio, a simbolo che l’onnipotente sorveglia sempre l’operato dell’uomo.

Anche il pavimento posizionato sul pulpito del Templum, circoscritto in un esagono (figura che ingloba la stella Davidica) era a quadri bianchi e neri sempre a rappresentare il Beauceant (conflitto tra il bene e il male). Chi percorre il pavimento a quadri bianchi e neri che conduce alla luce, a oriente, sta a significare il percorso dell’umanità verso la verità e la conoscenza, verso Dio. Tempestato di lotte continue interiori tra il bene e il male. Una volta che l’adepto inizia il percorso, solo la convinzione nell’amore, la decisione sullo scopo e la sopportazione alle sofferenze, lo può condurre alla fine, alla conoscenza, alla verità e ha unirsi a Dio. All’ingresso del Templum dominavano e contemporaneamente intimorivano le due colonne di “Jakin” e “Bohaz” alterazione azzardata di due termini Ebraici la cui associazione invece, qualora vengono pronunciati bene, è molto significante “Iah Ken…. Bà ‘Oz” : (Trad.) “ Egli. Dio stabilirà nella Forza” Per altro, centrano l’ Asse del percorso di ciò che sarà laVia dell’Iniziato Rex Deus, dall’Occidente all’Oriente, dalle Tenebre alla Luce. Come riportato nelle Sacre Scritture le colonne sono a simbolo e ricordo del tempio di Re Salomone:

“Il re Salomone fece venire da Tiro Hiram, figlio di una vedova della tribù di Neftali; suo padre era di Tiro. Egli lavorava il rame , era pieno di saggezza, d’intelletto e di abilità per eseguire qualunque lavoro in rame . Egli si recò dal re Salomone ed eseguì tutti i lavori da lui ordinati. Fece le due colonne di rame . La prima aveva diciotto cubiti d’altezza, e una corda di dodici cubiti misurava la circonferenza della seconda. Fuse due capitelli di rame, per metterli in cima alle colonne; l’uno aveva cinque cubiti d’altezza, e l’altro cinque cubiti d’altezza. Fece un reticolato, un lavoro d’intreccio, dei festoni a forma di catenelle, per i capitelli che erano in cima alle colonne: sette per il primo capitello e sette per il secondo. Fece due ordini di melagrane attorno all’uno di quei reticolati, per coprire il capitello che era in cima a una delle colonne; e lo stesso fece per l’altro capitello. I capitelli, che erano in cima alle colonne nel portico, erano fatti a forma di giglio, ed erano di quattro cubiti. I capitelli posti sulle due colonne erano circondati da duecento melagrane, in alto, vicino alla sporgenza che era al di là del reticolato; c’erano duecento melagrane disposte attorno al primo, e duecento intorno al secondo capitello. Egli rizzò le colonne nel portico del tempio; rizzò la colonna a destra, e la chiamò Jachin; poi rizzò la colonna a sinistra, e la chiamò Boaz. In cima alle colonne c’era un lavoro fatto a forma di giglio. Così fu compiuto il lavoro delle colonne”.

(primo libro dei Re 7-21)

I melograni sulla sommità della colonna di Jakin stanno ad indicare, in riferimento ai loro semi, la fratellanza tra i Rex Deus. Mentre il mondo sovrapposto a Bohaz stà ad indicare che il destino della terra dipende dai Rex Deus. Infine nel Templum veniva dato particolare risalto al “Menorah” il luminare a sette braccia a ricordo del Candelabro Sacro posizionato da Mosè nel tabernacolo accanto all’Arca della Santa Alleanza. Il Menorah nel Templum trovava sistemazione a oriente nelle vicinanze del Sommo Sacerdote. Le sette braccia indicano i sette giorni della creazione (i sette eoni) e contemporaneamente i sette propositi morali dei Rex Deus: Giustizia, Carità, Forza, Prudenza, Temperanza, Speranza e Fede.

 

(Articolo di Maurizio Marrani)

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