La teoria sull’evoluzione di Darwin, a mio avviso, è frutto di un illuminismo superbo, di un’umanità che vuole raggiungere Dio per sostituirlo. Ed è ispirata da satana. Questa teoria è ormai miseramente naufragata.

Ma è stata per oltre un secolo fattore di dissociazione e confusione, volendo allontanare le masse da Dio. In estrema sintesi, Darwin afferma che tutto si sia creato da solo. In un brodo primordiale si formò la prima cellula. Le cellule stesse, moltiplicandosi, avrebbero formato il primo essere pluricellulare e quindi i primi animali acquatici i quali, a loro volta, avrebbero dato vita ai rettili, poi agli uccelli ed, infine, a tutti gli animali della terra comprese le scimmie, progenitrici dell’uomo. È incredibile come scienziati importanti abbiamo promosso per decenni questa teoria. Di certo saranno stati accecati dalla superbia, volendo disconoscere Dio. Negli ultimi anni queste affermazioni sono state demolite, una ad una:

• L’insostenibilità della generazione spontanea. Per gli evoluzionisti la vita si è sviluppata casualmente dalla materia inorganica, ma la generazione spontanea non è mai stata osservata in natura. Nell’Ottocento Louis Pasteur dimostrò in via definitiva che i microrganismi non nascono spontaneamente dalla materia, ma solo da altri microrganismi vivi già presenti, e che quindi ogni vivente deriva sempre da un altro vivente. Ma nei libri di testo non si legge anche che nel 1953 lo scienziato Stanley Miller riuscì a ricreare la vita in laboratorio da una mistura chimica simile al brodo primordiale? La verità è ben diversa. Miller riuscì solo a far scaturire un aminoacido, ma per arrivare da questo a una cellula vivente il salto è lunghissimo. Inoltre oggi gli scienziati sono convinti che la mistura di metano e ammoniaca usata per quell’esperimento non corrisponda all’atmosfera primitiva della Terra. Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche la nascita della vita organica dalla materia inorganica, lungi dall’essere facilmente ricreabile come voleva dimostrare Miller, rimane un evento così infinitamente improbabile da sembrare miracoloso. C’è chi ha cercato di quantificare numericamente questa statistica ed è venuto fuori un numero con 40 zeri, cioè la probabilità che su questo brodo primordiale si formi un enzima, è di 1 su 1040 fantamegamiliardi. Occorre dunque riconoscere che la teoria evoluzionistica sull’origine della vita è una semplice ipotesi, o un atto di fede, ma non certo un fatto.

• I limiti genetici alla macroevoluzione. Tra le prove addotte a sostegno dell’evoluzione, viene spesso ricordata la resistenza acquisita dei batteri agli antibiotici. Questa però è micro-evoluzione (un piccolo cambiamento interno alla specie), non macro-evoluzione (un passaggio da una specie a un’altra), perché i batteri rimangono sempre batteri e non diventano un altro tipo d’organismo. Gli evoluzionisti ipotizzano tuttavia che, su lunghi periodi di tempo, la microevoluzione possa dar luogo a una macroevoluzione. Questa estrapolazione teorica, oltre a non essere mai stata osservata, non si concilia però con ciò che l’uomo conosce da secoli riguardo alla selezione artificiale delle piante e degli animali. Sembrano esserci infatti dei limiti genetici che impediscono a una specie di trasformarsi in una specie diversa. I cani, per esempio, pur venendo incrociati dagli allevatori da millenni, spaziano dai chihuahua agli alani, ma sono sempre rimasti cani. Ancor più significativi sono gli esperimenti con i moscerini della frutta, perché la loro breve vita permette di osservare un gran numero di generazioni successive. Tuttavia, nonostante i tentativi di guidarne l’evoluzione, i moscerini della frutta non hanno mai modificato la loro natura. Al massimo è intervenuta qualche variazione, quasi sempre instabile e difettosa. Pare quindi che perfino i tentativi della scienza di manipolare geneticamente le creature verso uno scopo ben definito (l’opposto, si badi bene, del cieco processo darwiniano) incontrino barriere invalicabili che rendono impossibile la macroevoluzione.

• I reperti fossili mancanti. Se la teoria di Darwin è corretta, la terra dovrebbe essere ricolma di reperti fossili appartenenti a organismi intermedi tra una specie e l’altra. Dopo 150 anni di ricerche, tuttavia, la situazione appare molto deprimente per i sostenitori di Darwin (qualcuno si ricorda quando io parlavo della mancanza dell’anello mancante fondamentale? Eppure mi davano del pazzo!). La classica immagine dell’albero darwiniano della vita presente in quasi tutti i manuali di biologia, con i rami che si dipartono da un capostipite comune, non trova infatti corrispondenza con le scoperte della paleontologia. Non solo non sono mai stati ritrovati gli “anelli intermedi” tra una specie e l’altra, ma dai ritrovamenti fossili risulta, al contrario, che le specie viventi siano apparse più o meno simultaneamente, già perfettamente formate, nella grande esplosione di vita del Cambriano, circa 540 milioni di anni fa. Tutte le presunte scoperte di forme transizionali intermedie (come l’Uomo di Piltdown, l’archaeopterix o l’archaeoraptor) si sono rivelate, a un più attento esame, errori di valutazione, se non veri e propri falsi costruiti ad arte. Davanti a questi “duri fatti”, il famoso scienziato Stephen Jay Gould è stato costretto a riformulare la dottrina dell’evoluzione proponendo la teoria degli equilibri punteggiati, secondo cui l’evoluzione non avverrebbe per piccoli passaggi nel corso di lunghi periodi di tempo, ma con apparizioni improvvise di nuove specie senza transizione, alternate a lunghi periodi di stasi. È dubbio però che questa teoria possa salvare il darwinismo. Molti colleghi di Gould temono che egli possa diventare «il Gorbaciov del darwinismo» perché i suoi tentativi di salvare la teoria evoluzionista rischiano di distruggerla, così come l’ultimo segretario del PCUS ha distrutto il comunismo sperando di riformarlo.

• L’inesorabile legge dell’entropia. In base alla seconda legge della termodinamica ogni sistema, lasciato a se stesso o al caso, perde energia, degrada e tende al disordine. Questa legge ferrea dell’universo è parte integrante della nostra esperienza quotidiana: senza manutenzione, cioè senza un intervento intelligente dall’esterno, tutte le cose si consumano e vanno in rovina. L’ordine è raro e difficile da ottenere; il disordine, al contrario, è lo stato più probabile. Se prendiamo un mazzo da poker con le carte ordinate per numero e per seme e lo mescoliamo, le carte si mischieranno. Non importa quante volte continueremo a mescolare il mazzo: le carte non torneranno più nell’ordine di prima, a meno che non le rimettiamo pazientemente a posto con un deliberato intervento intelligente. Ebbene, la teoria dell’evoluzione contraddice questa legge, perché presuppone che la natura, lasciata al caso, non tenda verso il caos o il disordine (cioè verso i risultati più probabili), ma evolva verso ordini superiori e complessi, statisticamente più improbabili: dalla materia inorganica alla materia organica, dagli esseri unicellulari a quelli pluricellulari, dagli esseri non intelligenti a quelli intelligenti. Ma una teoria può fare eccezione alla seconda legge della termodinamica? Lo scienziato Arthur Eddington, già ottant’anni fa, era convinto di no, e disse: «La legge dell’entropia detiene, a mio avviso, la posizione suprema tra le leggi della natura. Se una teoria si trova in contrasto con questa legge, non gli do alcuna speranza. Per essa non c’è niente da fare. È destinata a crollare nella maniera più umiliante».

Di seguito viene riportata per tappe la storia antidarwiniana, senza andare molto indietro, partendo dal 1996: Sul “New York Times”, il professor Behe, scrisse un articolo dal titolo Darwin al microscopio in cui spiegò che a suo giudizio vi sono meccanismi molecolari di «irriducibile complessità» che con il Darwinismo non possono trovare spiegazione e che solo con l’ipotesi di un progetto intelligente potevano avere risposta. M. Behe portò come esempio alcune funzioni cellulari e la coagulazione del sangue. Più tardi M. Behe illustrò meglio i suoi concetti con il libro: Darwin’s Black Box, dove spiegò meglio tantissimi meccanismi con cui il funzionamento avviene dall’interazione di molte parti dell’organismo e che solo la mancanza di una delle funzioni da parte di un organo non avrebbe permesso il funzionamento del processo in atto. Nasce così la teoria della «complessità irriducibile» di M. Behe. L’esempio di Behe per fare comprendere al grande pubblico la sua intuizione è quello della trappola per topi. Behe spiega che anche una semplicissima trappola per topi, composta da soli cinque elementi semplicissimi, per funzionare ha necessità che i cinque elementi siano tutti funzionanti, mancandone uno soltanto tutta la trappola diviene inutile e quindi secondo le teorie evoluzioniste o la trappola viene messa in funzione già completa o la selezione naturale non avrebbe mai permesso la sua creazione. La trappola per topi ha solo cinque elementi è di semplicissima concezione, l’organismo umano e animale è assai complesso e organizzato. Per M. Behe il caso e la selezione naturale non possono assolutamente spiegare la complessità degli organismi. Un altro contributo di notevole importanza è il libro del matematico W. Dembsky dal titolo “Mere Creation”, che raccoglie i migliori interventi del convegno svoltosi nel 1997 alla Biola University di Los Angeles. Nel suo testo W. Dembsky fa notare che in molti campi della scienza si fa ricorso all’individuazione di un intervento intelligente, nell’archeologia con il ritrovamento di manufatti e oggetti. Con il programma SETI per l’individuazione di messaggi intelligenti dallo spazio. Con la decifrazione di codici segreti, con i disegni tracciati nelle caverne. W. Dembsky spiega che non si comprende perché la stessa metodologia non possa ritenersi valida anche nelle scienze naturali e che il DNA, che ha notevoli quantità d’informazioni, non possa ritenersi creazione di un “disegno intelligente”. Nel suo libro viene fatta anche una proposta di filtro che identifichi statisticamente se un risultato è figlio di un prodotto dell’intelligenza o del caso. A un primo livello si verifica se l’accaduto è assai probabile, quindi escludendo da subito un’ipotesi di progetto intelligente. Al secondo livello si verifica se è solo mediamente improbabile, come esempio viene riportata una scala reale a poker. Al terzo livello troviamo solo i risultati assai improbabili e nel caso siano anche “specifici” è logico supporre vi sia una precisa volontà di progettazione. Come esempio viene riportato che se in una partita a carte per cinque volte si verifica una scala reale alla stessa persona in modo consecutivo è più facile supporre con logica che non sia il caso a favorire il giocatore, ma che il giocatore è semplicemente un baro e le scale reali siano frutto di una sua “volontà creatrice”.

Lo scenario evoluzionista non è che una favola immaginaria: una grande menzogna del tutto in disaccordo con la realtà del mondo. Questo scenario è stato utilizzato per ingannare gli uomini per 140 anni. Grazie alle più recenti scoperte scientifiche, la sua difesa serrata è divenuta ormai anacronistica. Le idee insensate di Darwin non vennero solo teorizzate, ma fornirono anche la principale “base scientifica” del razzismo biologico. Supponendo che gli esseri viventi si fossero evoluti in seguito alla lotta per la vita, il darvinismo fu addirittura adattato alle scienze sociali, trasformandosi in una concezione che fu detta “darwinismo sociale”: le razze umane esistenti si troverebbero su differenti gradini della “scala evolutiva”; le razze europoidi sarebbero le più “avanzate”, mentre le altre presenterebbero ancora caratteristiche scimmiesche.

Facciamo tutti parte di un grande progetto e, come vedete, la scienza stessa vorrebbe avallare la verità di un progettista. Molti scienziati sono infatti in accordo con il pensiero del premio Nobel per la Medicina, John Eccles:

«Le nostre conoscenze non possono andare al di là del fatto che siamo tutti parte di un qualche grande disegno.»

(Eccles, L’origine della vita, Garzanti 1983)

Anche il più noto scienziato di tutti i tempi, Isaac Newton, oltre ad avere intuizioni diametralmente opposte a quelle di Darwin, anticipò il premio Nobel John Eccles:

«Non credo che l’universo si possa spiegare solo con cause naturali, e sono costretto a imputarlo alla saggezza e all’ingegnosità di un essere intelligente.»

(Isaac Newton)

La specie umana sembra non essere il frutto di una combinazione di eventi fisici. E’ assai improbabile. E nonostante questa conclusione, incredibilmente, ancor oggi nel 2014, i ragazzi delle scuole medie e delle elementari studiano nei loro libri di testo l’evoluzionismo di Darwin, assimilando i concetti dell’ateismo e del razzismo.

 

(Articolo di Maurizio Marrani)

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