Si potrebbe pensare — visto che la modernità coltiva il concetto che siamo noi stessi a scegliere il nostro destino ― che tocchi a noi a decidere di voler essere:

«amanti di se stessi, amanti del denaro, millantatori, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, sleali, senza affezione naturale, non disposti a nessun accordo, calunniatori, senza padronanza di sé, fieri, senza amore per la bontà, traditori, testardi, gonfi d’orgoglio, amanti dei piaceri anziché amanti di Dio, aventi una forma di santa devozione ma mostrandosi falsi alla sua potenza; e da questi allontanati.»

(2, Timoteo 3:1-5)

Allora, se proprio vogliamo esser così, si potrebbe pensare che il genere umano non abbia futuro; forse non ci meritiamo di esistere; la naturale soluzione sarà forse la nostra estinzione? In effetti, la storiografia riporta dei corsi ricorsi riguardo alla vita degli uomini. Solitamente, quando una civiltà raggiunge l’apice del suo sviluppo — che anche la nostra vi sia giunta? ― una guerra o comunque un evento traumatico pone fine alla sua parabola ed i pochi che rimangono, come rigenerati, ricominciano a costruire guidati da propositi giusti e valori profondi. Anche il percorso biblico degli ebrei rispecchia questo percorso che assoggetta gli uomini ad un destino. L’esistenza del destino è avallata da continui riscontri e dall’avverarsi delle profezie. E’ certo che le Sacre Scritture assoggettino l’umanità ad un fato. In contrasto evidente con lo spirito della modernità. Secondo me è giusto parlare di “destino condizionale”. Cioè non in senso assoluto, ma in maniera provvisoria. Tutti i versetti biblici che riguardano la statuizione divina di eleggere, di scegliere, di stabilire, debbono essere visti come conseguenza della scelta dell’individuo che collabora con Dio, affinchè i Suoi disegni si adempiano. Un famoso passo della Bibbia recita:

«Il Signore è la parte della mia eredità e il mio calice; Tu sostieni quel che mi è toccato in sorte. La sorte mi ha assegnato luoghi deliziosi; una bella eredità mi è toccata!»

(Salmo 16:5,6)

Basta individuare il contesto per rilevare la scelta dell’uomo:

«Proteggimi, o Dio, perché io confido in Te. Ho detto a Dio: Tu sei il mio Dio.»

(Salmo 16:1,2)

E poi la conseguente scelta di Dio.

Poiché chi crede ha deciso di accettare il dono di Dio, riceverà miracolosamente, in modo del tutto inaspettato, come “in sorte”, la bella eredità che Dio ha preparato per coloro che lo amano. Altro testo famoso per converso è quello di Pietro:

«Essi, essendo disubbidienti, inciampano nella Parola; e a questo sono stati anche destinati.»

(1 Pietro 2:8)

Chi sono costoro? Gli increduli, i quali hanno rigettato la «Pietra angolare» e così disobbediscono. A causa del loro rifiuto inciampano nella Parola, non la comprendono e non l’accettano. Non bisogna credere alla predestinazione assoluta espressa da un iper-calvinismo – il quale asserisce quanto Dio decida a priori, chi debba essere salvato e chi perduto, privando l’uomo della sua libertà individuale. Credo, infatti, in una forma di predestinazione condizionale, senza gli estremi dell’arminianesimo classico – ovvero che Dio non decida a priori, ma che Egli sia onnisciente e conosca semplicemente chi sarà salvato e chi sarà perduto. È l’individuo che sceglie o meno di arrendersi al Cristo. Quando Egli è accolto quale personale Salvatore e Signore, allora si compie il disegno stabilito da Dio in tereno, quello di predestinarlo a:

«essere conforme all’immagine del Figlio Suo.»

(Romani 8:29)

Quindi, il cristiano non crede al destino assoluto, ma a un destino relativo. Crede nella volontà di Dio che si manifesta in Cristo mediante la Sacra Scrittura, per l’opera insostituibile dello Spirito Santo che prepara il credente affinché sia simile a Gesù, cosicché la “predestinazione divina” possa adempiersi alla lettera.

Se è il “destino relativo” a guidare i nostri passi, a noi non rimane altro che la scelta. La scelta fra il Bene e il Male — tra la porta larga, più comoda, che soddisfa il nostro egoismo, ma che porta alla perdizione e la porta piccola, più angusta, che ci procura tribolazioni, ma che ci fa sentire bene con noi stessi e ci conduce alla vita eterna. ―

«Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!»

(Matteo 7:13-14)

Si potrebbe pensare che siamo qui a superare un esame. Un esame che ci rilascia una qualifica che, secondo i credenti, porta alla vita eterna. In questo piano divino, mi piace pensare che satana sia parte attiva ed essenziale. Infatti, il male fa parte del piano divino: la sua presenza è prevista ma la scelta di seguirlo è solo nostra — abbiamo scelto noi di mangiare la mela! ― Ma verrebbe da pensare: “Perché Dio ha messo l’albero del bene e del male nel paradiso terrestre? Perché ha voluto tentarci?”. Forse nella sua infinita conoscenza sapeva che prima o poi avremmo mangiato il frutto proibito? Perché la nostra condizione, seppur felice, non era percepita come tale? Non ci potevamo rendere conto che il paradiso terrestre fosse un “paradiso” poiché ancora non conoscevamo “l’inferno” della vita. Non potevamo apprezzare il “Bene” perché ancora non conoscevamo il “Male”. Si potrebbe pensare, quindi, che il piano divino avesse previsto quanto poi accaduto: avremmo mangiato il frutto proibito assumendoci la responsabilità del peccato originale. Una scelta solo nostra. Scaricando così la coscienza di Dio dal male che ci ammorba quanto la morte. Ma possibile che Dio, nella sua incredibile conoscenza e infinita bontà, limitasse così il suo piano? Sembra incredibile che la creazione, fatta per l’uomo plasmato a sua immagine e somiglianza, abbia lo scopo di farlo soffrire e farlo morire. Questo non ha senso. Infatti, secondo il pensiero di Sant’Agostino, Dio crea tutto come “bene”. Se esiste il male è solo per mancanza di bene. Questo concetto può essere reso più chiaro affermando che «il male è il libero arbitrio dell’uomo» o più semplicemente può generarsi dalla «scelta libera dell’uomo». Per Sant’Agostino, il satana inteso come “male” non esiste, poiché esso è parte di un ordine cosmico. Ma per me Satana esiste — eccome! ― E’ l’ingannatore, colui che ci trasmette sensazioni guaste; colui che ci illude e ci fa dare importanza a cose effimere; colui che, però, infine, ci conduce alla “scelta”. Se noi riuscissimo a resistere alle sue proposte, e avessimo il coraggio di essere diversi, di portare avanti convinzioni di amore e giustizia in un mondo cattivo e ingiusto, potremmo vincere il male e fare una “scelta” che ci porta alla vita eterna. Sicuramente il piano divino ha una portata più vasta; probabilmente Dio volle creare le condizioni necessarie sufficienti affinché l’uomo potesse scegliere, così che il più Alto Fattore potesse giudicare il suo comportamento in questa vita. «Valutare il comportamento dell’uomo» significa che la vita è come una grande scuola in cui il preside è Dio mentre le materie insegnate sono solo due: il Bene ed il Male. La cattedra del Bene è presieduta da Maria Santissima, mentre la cattedra del Male è affidata a satana. Poi ci sono gli assistenti: per il Bene sono le persone piene di Spirito Santo, come padre Pio, Papa Wojtyla e in generale i sacerdoti giusti; mentre gli assistenti del Male sono i figli di Satana, persone già circuite e sedotte che hanno già venduto l’anima. I libri di testo per il Bene sono principalmente la Bibbia e gli scritti che portano ad amare e ad ascoltare la parola di Dio. Mentre i libri di testo per il Male sono tutti quelli che portano l’uomo lontano da Dio ed elevano al posto suo il denaro e il successo. Due metodi d’insegnamento molto diversi. La Madonna dispone di aule piccole e localizzate: Medjugorje, Lourdes, Fatima. In questi luoghi avvengono prodigi soprannaturali: miracoli, apparizioni, movimenti del sole, nuvole, lacrimazioni e molto altro. Invece, satana ha come piazza il mondo intero dove avvengono moltissimi atti riprovevoli, soprusi, violenze ed e abusi. La giustizia divina è equa. La proporzione di grandi eventi per poche dimostrazioni è equivalente a piccoli eventi per molte dimostrazioni. In questo contesto si trova l’uomo, totalmente disorientato da altri uomini e soprattutto dai mass-media. Egli ignora di dover superare l’esame della vita. Pare che il metodo d’insegnamento di Satana sia più efficace. L’uomo è un vile e non ha coraggio: non vuole vedere cose più grandi di lui. Anche per la sua superbia e per la mancanza d’umiltà non vuole accettare fenomeni che non capisce e che lo fanno sentire ancora più piccolo di quello che è. Ne consegue che avere fede sia sintomo di coraggio e di fiducia, sia bisogno di giustizia. Invece, limitarsi solo a quello che vediamo è sintomo di ottusità e vigliaccheria. In sintesi si può affermare, anche se molto limitatamente, che i seguaci di satana sono coloro i quali preferiscono l’uovo oggi, mentre i seguaci di Maria Santissima sono quelli che preferiscono la gallina domani. Dove “l’uovo oggi” è la macchina nuova in un’apparente benessere, mentre “la gallina domani” è la vita eterna. Il piano divino ha una portata molto più vasta e rispecchia l’intento originale promesso agli uomini nel Libro della Genesi e ribadito nella visione di Giovanni: che è quello di farci felici in eterno:

«Dio salverà i giusti “sarà un Dio con loro. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate”.»

(Apocalisse 21, 3-4)

Infatti, il premio per chi supera l’esame è la vita eterna nel paradiso terrestre, nel Regno di Dio. Dio desidera due cose dagli uomini: la prima è che chiedano questo premio e la seconda è che se lo meritino. Tutto questo si concretizza, infine, sul meraviglioso piano della redenzione, dove l’unica cosa chiesta all’uomo per superare l’esame è avere fede. Infatti, avere fede significa sia desiderare il premio che meritarlo. Non è facile: quando un parente o un amico ci ferisce con cattiveria vogliamo vendicarci e non intendiamo perdonare; non è facile avere il coraggio di dire: «Loro hanno sbagliato, io voglio essere diverso»; non è facile contenere satana che ci ispira vendetta, accidia e ira; non è facile porgere l’altra guancia. Nessuno ha mai detto che sia facile passare questo esame! Come riportato nella parabola dell’evangelista Matteo (7,14), sopra citata, riferendosi alla via della salvezza egli diceva: «e quanto pochi sono quelli che la trovano!». I “giusti”, quelli che hanno fatto la scelta giusta, quelli che sono entrati dalla porta stretta e angusta, incredibilmente «arrivano ad amare i loro nemici». Ed è avvenuto grazie al male, grazie alla loro vittoria sul male, grazie ai loro nemici, che essi hanno trovato la via giusta ed adesso non possono che ringraziare.

«Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo»

(Matteo 6:27-35)

Sono arrivato a concludere che, purtroppo, il male è necessario: così satana è un angelo necessario. Ma come può Dio, che è Amore in ogni sua espressione e ci ama profondamente, permettere a questo angelo di farci soffrire? La risposta, come abbiamo visto sopra, è scritta nella Bibbia: Satana non è una “scelta” di Dio, ma è una nostra “scelta”. Abbiamo deciso noi di mangiare i frutti dell’albero del Bene e del Male, nonostante l’interdizione promossa da Dio. Ma nonostante i nostri errori, Dio, nella sua infinita misericordia, ci permette ancora una volta di fare “un’altra scelta”.

 

(Articolo di Maurizio Marrani)

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1 Commento

  • Hosting 11 ottobre 2016 at 15:09

    Ma se il destino fosse tutto questo ? un insieme di scelte e miglioramenti gia decisi per ognuno di noi? Voglio dire se anche le scelte che noi facciamo sono dettate da qualcosa di superiore e da noi identificate come scelte propio per non credere di essere comandati da nulla. E’ assolutamente vero che abbiamo il libero arbitrio ma se fosse una maschera per darci la parvenza di poter scegliere tra bene o male ? Cosi potrei presupporre che tutte le nostre decisioni sono date dalla nostra indole, a sua volta creata da qualcosa a noi inconcepibile per un incocepibile scopo gia prestabilito.

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