All’inizio del “Sermone del Monte”, nel Vangelo di Matteo, viene appunto riportato:

«Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.»

(Matteo 5:3)

Quest’affermazione — con tutto il rispetto per la Sacra Bibbia ― non mi tornava proprio. Oltre ad essere in assoluto contrasto con altre affermazioni, sempre

riportate sulla Sacre Scritture, era un controsenso. I biblisti stessi, per sostenerla, sono stati costretti a ragionamenti contorti. Mentre invece le Sacre Scritture sono semplici e lineari, alla portata di tutti. Alcuni studiosi cattolici la mettono in dubbio: il teologo Don Claudio Doglio, biblista ed esperto in traduzioni greco-latine, confrontando il Sermone del Monte scritto da Matteo con quello scritto da Luca, scrive:

In Luca noi troviamo l’espressione: «Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio»; in Matteo leggiamo invece:

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli».

Due sono le differenze sostanziali, a parte l’uso della seconda o terza persona plurale: Matteo adopera il “regno dei cieli” al posto del “regno di Dio”, ma si tratta di espressioni equivalenti. Per cui la differenza sostanziale è in realtà una sola: Matteo ha in più una parola, “spirito”: «Beati i poveri in spirito …», mentre in Luca si legge solo: «Beati i poveri…». Il problema dello studioso consiste nell’accertare se questa parola si trovasse originariamente nelle parole pronunciate da Gesù in lingua semitica, oppure se fosse stata aggiunta da Matteo. La risposta è unanime e convinta: sicuramente non c’era, quindi la formulazione primitiva è quella di Luca. Tuttavia, per rendere fedelmente il pensiero di Gesù, era necessario aggiungere in greco questa parola. A questo punto, l’espressione di Matteo, anche se non letteraria, è quella che comunica meglio il pensiero di Gesù.

Ne consegue che, secondo Don Claudio, il versetto (Matteo 5:3) dovrebbe essere scritto così:

«Beati i poveri, perché di loro è il regno dei cieli.»

Ad un’analisi più approfondita — ovvero senza togliere l’espressione «in spirito», quindi senza essere costretti ad elidere il testo sacro scritto in lingua greca ― nella traduzione dal greco al latino si rileva un errore che, se pur di lieve entità, basta a stravolgere il significato dell’intera frase. Infatti sia in Matteo che in Luca, il termine “ptochòs”, tradotto “povero”, in realtà è una parola che indica un “misero mendicante”. Nel linguaggio greco comune s’intendeva “povera” la persona che doveva lavorare per vivere, mentre il termine “ptochòs” indicava colui che si trovava nella miseria più nera, il mendicante. Con questa intuizione, se sostituiamo la parola “povero” con “mendicante”, otteniamo la traduzione corretta del versetto di Matteo:

«Beati i mendicanti in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.»

Avete visto? Il significato è cambiato radicalmente: «Beato chi mendica lo Spirito Santo»; oppure «Beato chi elemosina lo Spirito Santo»; o semplicemente «beati quelli che chiedono lo Spirito Santo».

(articolo di Maurizio Marrani)

 

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